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Seconda "candelina" per Giuseppe Conte a Palazzo Chigi

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

AGI – Ventiquattro mesi a Palazzo Chigi, in due diverse ‘configurazioni’ quanto a maggioranza di riferimento. Giuseppe Conte taglia oggi il traguardo dei due anni come presidente del Consiglio. Dalle tensioni con il Quirinale sul nome di Paolo Savona per il ministero dell’Economia, alle discussioni sul Reddito di cittadinanza e sulla politica sui migranti.

Le tappe di questi due anni

Dalla polemica sulla Tav al crollo del Ponte Morandi. Dal complicato rapporto con l’Unione europea fino all’emergenza della pandemia e alle misure economiche di emergenza messe in campo. Questi, in estrema sintesi, i punti salienti che hanno punteggiato questi mesi, dall’esordio agli sviluppi nelle due diverse formule di maggioranza, dell’azione al governo per il giurista catapultato sulla scena politica come ‘avvocato del popolo’.

Il governo giallo-verde

Il 21 maggio del 2018 Conte riceve dal Presidente della Repubblica l’incarico di formare un esecutivo, allora giallo-verde. Passa meno di una settimana e si arriva però alla rinuncia del mandato. Giorni scanditi dall’idea, respinta al mittente, di assegnare il Mef a Paolo Savona, da tensioni tra M5s e Colle, con Carlo Cottarelli che si scalda a bordo campo per la possibilità di formare un governo tecnico per traghettare nuovamente il Paese alle urne.

Poi, il 31 maggio le frizioni sono risolte e Conte viene riconvocato al Quirinale. Alle 21, raccontano le cronache, scioglie la riserva e presenta la lista dei ministri del suo primo governo che entrera’ in carica meno di 24 ore dopo, al termine della rituale cerimonia di giuramento.

Il 5 giugno Conte ottiene la fiducia dal Senato (171 si’, 117 no e 25 astenuti) il giorno seguente quella della Camera (350 si’, 236 no e 35 astenuti). L’approvazione del decreto Dignità e la nomina dei nuovi vertici della Rai sono tra i primi atti dell’esecutivo Conte, che ha come vicepresidenti il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, e il leader della Lega, Matteo Salvini.

La prima emergenza da affrontare scatta il 14 agosto, due settimane dopo l’incontro con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla Casa Bianca: il Ponte Morandi di Genova crolla durante un nubifragio. Le vittime sono 43, centinaia le persone che vengono fatte allontanare dalle loro abitazioni.

Agli inizi di settembre passa in Cdm il decreto Spazza-corrotti, uno dei punti del ‘Contratto’ che lega gli ‘azionisti’ della maggioranza. Alla fine del mese è il turno del primo decreto Sicurezza voluto da Salvini. Con l’autunno e con la discussione sulla legge di Bilancio salgono le tensioni con l’Europa.

Alla fine di novembre la Commissione minaccia di aprire una procedura di infrazione per debito eccessivo. La questione si risolve, in favore dell’Italia, un mese piu’ tardi. Siamo al gennaio del 2019: il Cdm vara il Reddito di cittadinanza e Quota 100, il primo voluto da M5s, il secondo dalla Lega. La maggioranza tiene.

A marzo il Senato nega l’autorizzazione a procedere chiesta dai magistrati nei confronti di Salvini per il caso Diciotti, le mozioni contro il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, presentate in Senato da Pd e FI vengono respinte e passano definitivamente in Parlamento le modifiche al Codice penale e la legittima difesa. Dura poco.

All’inizio di giugno Conte convoca la stampa a Palazzo Chigi e dichiara di essere pronto a lasciare l’incarico se Di Maio e Salvini non dimostreranno chiarezza. Sono i primi vagiti di una crisi che esploderà nelle settimane successive. Il caso Russia, le liti sulla Tav, le polemiche sull’autonomia e sull’elezione di Ursula van der Leyen alla presidenza della Commissione europea sono le micce che dopo Ferragosto, con gli annunci di Salvini dal Papeete beach di Milano Marittima, faranno deflagrare la fine del primo governo Conte. È il 20 agosto quando il presidente del Consiglio rimette il mandato al Quirinale. Il 29, al termine di due giri di consultazioni, Mattarella lo richiama per la terza volta e gli riaffida l’incarico.

Il governo giallo-rosso

Il 5 settembre nasce il governo Conte II formato da M5s, Pd e Leu. Pochi giorni dopo un quarto partito entrera’ a far parte dell’alleanza, il movimento Italia viva fondato da Matteo Renzi dopo l’addio al Partito democratico. A ottobre passa la legge sul taglio dei parlamentari e il decreto sulle crisi aziendali.

A dicembre il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, si dimette dopo l’approvazione della legge di Bilancio. Il 22 gennaio il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, lascia la guida del Movimento a Vito Crimi. Il 30, con il ricovero di due turisti cinesi allo Spallanzani di Roma, parte l’allarme Coronavirus. Il Cdm vara lo stato di emergenza per i successivi sei mesi.

A febbraio si registrano i primi focolai in Lombardia e Veneto, poi viene il periodo del lockdown, la conta delle vittime, l’istituzione – con l’inevitabile coda di polemiche – dei comitati tecnici e delle cabine di regia, delle trattative con l’Europa, della battaglia sul Mes e sui fondi per risollevare il Paese. Il governo mette in campo misure straordinarie per fronteggiare la crisi.

L’avvio della Fase 2, la riapertura delle attività e la riconquistata libertà di movimento, sono storia di questi giorni e segnano l’inizio di un capitolo ancora tutto da scrivere.  

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