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"Anche banche e Inps facciano il loro per la ripartenza", dice Giuseppe Provenzano

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

“Non scopriamo oggi l’appesantimento procedurale della macchina pubblica, dovuta, a mio avviso, non solo a procedure, ma alla mancata digitalizzazione, alla scarsità di nuove competenze e a un’età media dei dipendenti che è la più alta d’Europa. In questo frangente drammatico, la velocità è fondamentale per tutti gli attori coinvolti. Dal governo alle Regioni, dall’Inps agli istituti di credito”. Lo spiega il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Peppe Provenzano, in una intervista all’AGI, parlando del decreto rilancio appena approvato dal Consiglio dei Ministri.

“Sulla cassa integrazione nel decreto Rilancio cambiamo sistema, verrà anticipata. E anche sul fronte bancario registriamo miglioramenti. Ognuno deve fare la sua parte, non si puo’ opporre alla legge un regolamento interno di una banca di provincia”, sottolinea il ministro.

“Liquidità subito o lasciamo spazio alle mafie”

“Avere liquidità per imprese e famiglie, soldi in tasca, è tutto, anche per togliere spazi alle mafie e all’usura”, prosegue il ministro, “ma il problema si pone a maggior ragione con la ripartenza, quando dovremo rilanciare gli investimenti. Il nodo della velocità dell’amministrazione va sciolto nel prossimo decreto semplificazione. Si è sempre parlato di un trade-off tra controllo di legalità e semplificazione. Invece, come proposto nel Piano Sud e sulla nuova programmazione dei fondi europei, un percorso di semplificazione fondato su centrali di committenza unificate, standardizzazione e digitalizzazione delle procedure e dei bandi può metterci al riparo dalle infiltrazioni mafiose e al tempo stesso accelerare gli investimenti”. 

“La riscoperta del valore del Ssn porti a rivedere scelte penalizzanti”

“Diciamoci la verità. Nessuno era pronto a un evento del genere. E l’Italia ha fatto da apripista nel mondo occidentale. Pure con inevitabili errori, più spesso legati alla comunicazione, mi pare che il Governo abbia risposto in maniera adeguata”, osserva ancora Provenzano, “non è stato semplice, per una democrazia, adottare la scelta estrema del lockdown, ma era l’unica via percorribile. Grazie a questo sacrificio, ad esempio, al Sud il contagio non è dilagato e abbiamo potuto attrezzare gli ospedali, aumentando i posti in terapia intensiva”. 

“Su questo, dobbiamo rimanere vigili però. Ed evitare di pensare che sia finita. Per questo nel decreto rilancio l’impegno del Ministero della Salute per aumentare i posti letto in terapia intensiva riguarda per quasi il 40% il Sud. Più in generale, la riscoperta del valore sistema sanitario nazionale deve portarci a rivedere le scelte penalizzanti degli ultimi anni, soprattutto sul fronte dei presidi territoriali”, prosegue, “ciò che ha creato disorientamento, almeno all’inizio, è stato il coordinamento tra centro e periferia. Ora che nella ripartenza, come ovvio, ci sarà piu’ autonomia regionale nelle scelte, dev’essere efficace il meccanismo con cui, all’occorrenza, dal centro si riprende una catena di comando chiara”.

Una clausola di supremazia per evitare il caos

“Io non so se sia maturo il tempo di riaprire una discussione sulle riforme istituzionali, ma sicuramente i limiti di alcune riforme, come quella del titolo V, sono emersi in maniera molto evidente in questo periodo di emergenza sanitaria”, dice ancora Provenzano, “manca una clausola di supremazia, cioè un momento in cui in nome di una necessaria omogeneità e armonizzazione dei processi, la parola del governo e dello Stato centrale diventa definitiva”.

“Ora, al di là delle competenze, dell’autonomia delle Regioni, è evidente l’esigenza di un forte presidio sociale”, avverte il ministro: “La necessità di maggiore coordinamento, di decisioni univoche per evitare il caos, a mio avviso non si impone solo nella gestione delle emergenze, ma sarà essenziale per rilanciare investimenti, orientare l’innovazione, far ripartire l’economia e garantire la tenuta sociale. Semmai, quello su cui mi pare dovremmo concentrarci di più è la costruzione di un rapporto tra Governo ed Enti locali, veri protagonisti della tenuta democratica e istituzionale nei territori, anche durante l’emergenza. La maggior parte delle misure del Piano Sud, per quel che mi riguarda, si fondano su un rapporto nuovo con i Sindaci, anche dei piccoli comuni”, ricorda ancora.

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