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Prendere o lasciare? Il dilemma dei presidenti di regione davanti al Mes

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Mes, prendere o lasciare i 37 miliardi che l’Europa è disposta a prestare? Il dilemma delle Regioni, reale contropotere del governo centrale nei mesi in cui quest’ultimo si è trovato ad affrontare la crisi determinata dall’epidemia da coronavirus, resta intatto tra esigenze di allineamento sulle posizioni dei partiti che saranno chiamati a votarlo in parlamento e il reale bisogno di aggiustare una macchina sanitaria messa durissima prova dall’emergenza.

Il fronte delle Regioni a guida leghista vede qualche apertura, sebbene Matteo Salvini abbia confermato ancora oggi il ‘no’ allo strumento. “Siccome al mio paese si dice piuttosto che niente, meglio piuttosto, io sono per prenderlo il Mes, ma chiedo al governo e al Parlamento di accettare il Mes accanto ad una legge che ci consenta di spenderlo”, ha detto il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, aprendo le danze nel centrodestra. “Se il governo deciderà di prendere il Mes – ha aggiunto – deve condizionarlo alla capacità di spesa nei prossimi 12-24 mesi, anche a costo di prenderci qualche rischi”.

Se quella di Toti è un’apertura netta quanto quella di Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, che vuole lo strumento sottolineando la necessità di liberare la spesa da ostacoli burocratici, altri si schierano nella trincea delle ‘condizioni’ del Mes, anche dopo la lettera in cui la Commissione europea fa presente di aver sgravato lo strumento da vincoli eccessivi per i singoli Paesi che vogliano adottarlo.

Esu questa linea sembrano voler restare in attesa che sul tema decida il parlamento, dove anche all’interno della maggioranza affiorano divergenze, e preferendo, probabilmente, esercitare pressioni in via informale. Così, è Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, a dire: “Bisogna vedere quali sono le condizioni: se non ci sono condizioni, e ribadisco questo se, nessuno si può lamentare se vengono date delle risorse. Ma bisogna essere cauti, non voglio dare un giudizio, voglio vedere prima se non ci sono le condizioni”, mentre Massimiliano Fedriga, alla guida del Friuli Venezia Giulia, premette: “Io non parlerei di trappola: oggettivamente pero’ mi sembra che certezze non ce ne siano. Anzi”.

“Prima – spiega all’AGI – dicevano che non c’erano vincoli, poi che ci voleva una norma per una vigilanza maggiore sui bilanci dei paese chiedono l’attivazione del Mes, adesso invece sembra di nuovo che non ci siano piu’ vincoli. Ecco io ho paura – conclude – che all’interno di questa poca chiarezza si possa nascondere una fregatura”.

Luca Zaia, dal canto suo, sembra non voler smentire Salvini, ed è attento a non apparire un competitor per la guida della Lega. La sua posizione non e’ mutata: “Non siamo i mezzadri d’Europa”, disse tempo fa, ostentando disinteresse per il tema.

Prende corpo, in buona parte dei presidenti di Regione, un approccio pragmatico che li vede, di fatto, avvicinarsi sempre più ad altri del centrosinistra. La Commissione europea sembra essere venuta incontro all’emiliano Stefano Bonaccini, che “Dall’Europa mi aspetto davvero che vengano messe a disposizione risorse senza condizionalità. In queste settimane stiamo facendo un dibattito ideologico abbastanza surreale: se ci danno risorse senza condizionalità io le avrei prese ieri, non domani, perché ne abbiamo bisogno a partire dalla sanità”.

Quanto a Vincenzo De Luca, il capo della giunta regionale campana, ha spesso premesso che quelli del Mes “sono soldi che nessuno ci regala, sono prestiti”, ma la “battaglia va fatta sul fatto che non ci chiedano interessi su questi fondi, e che il rimborso sia dilazionato nel lungo termine. Altre cose mi sembrano cervellotiche o imbarazzanti dal punto di vista della non plausibilità”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, che già a inizio del mese aveva avuto modo di affermare: “Nel dibattito sugli Eurobond e sul MES serve pragmatismo. L’emissione di bond europei potrebbe avvenire anche con garanzie del bilancio Ue e della Banca europea di investimenti. Ma quello che può davvero sostenere la crescita e’ un piano di investimenti coordinato a livello europeo, il cosiddetto Recovery plan, annunciato durante l’ultimo Consiglio europeo”.

Quello sul Mes, insomma, sembra più un dibattito ideologico, se è vero che i governatori si attendono molto di più dall’Europa. “Occorre una svolta che consenta di proteggere cittadini, imprese e territori, a partire dalle Isole”, ha spiegato Gaetano Armao, vicepresidente della Regione Siciliana, componente del Comitato europeo delle Regioni e presidente dell’intergruppo isole, intervenendo al forum delle Regioni e delle città organizzato dal Comitato presieduto dal Governatore della Macedonia centrale, Apostolos Tzitzikostas. “Se la Commissione Europea, il Parlamento, la BCE, la BEI – prosegue – hanno elaborato una serie di iniziative per contrastare gli effetti della pandemia, è tuttavia ancora troppo poco. La corretta sospensione del Patto di stabilità e dei rigorismi di bilancio devono condurre alla loro definitiva revisione, vanno completate l’unione fiscale e quella bancaria, va attuato lo “Strumento di bilancio per la convergenza e la competitività” e lanciati i “bond europei per la ripresa” (European Recovery bond)”. “L’Europa – sintetizza l’altoatesino Arno Kompatscher – deve essere solidale nei fatti e non solo nelle parole”. 

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