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Salvini e la Fase 2: "Rimettere al centro libertà e fiducia"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

“Domani è il 4 maggio e ci saranno diversi problemi. La gente non ha ancora capito chi può uscire lavorare, chi può andare a trovare, il congiunto, il cugino di terzo grado, gli amici. C’è troppa confusione: regole confuse sulle aperture, sull’asporto. Noi chiediamo al governo poche indicazioni, ma chiare e precise: escono quelli con i capelli biondi, non escono quelli coi capelli neri. Temo che ci sarà un caos totale”. Così Matteo Salvini, in un’intervista all’AGI.

“E temo che ad andarci di mezzo saranno le forze dell’ordine cui spettano i controlli. Anche come mobilità, sulla presenza sui mezzi, c’è troppa confusione – continua il segretario leghista -. So che tutti i sindaci si stanno attrezzando ma occorrono indicazioni chiare da Roma. Fosse per me, la prima cosa che eliminerei sarebbe l’autocertificazione. L’inizio della fase 2 dovrebbe essere la fine della fase delle autocertificazioni, anche per semplificare la vita a poliziotti e carabinieri”. 

Per Salvini occorre “rimettere al centro la libertà. Libertà di uscire, libertà di movimento, libertà d’impresa, libertà educativa, libertà di culto. Gli italiani hanno dimostrato di meritare fiducia, il loro comportamento è stato disciplinato e responsabile, ora lo Stato restituisca questa fiducia ed elimini la burocrazia inutile, a partire dalle autocertificazioni. Gli italiani si sono dimostrati adulti, di buon senso e generosi, non bambini egoisti e capricciosi. Adesso quindi basta trattarli da bambini, fidiamoci di loro”. 

“Bombardati da un diluvio di dpcm astrusi”

 “La scuola è uno dei buchi neri di questa vicenda. Il ministro ha dichiarato tutto e il contrario di tutto. Sia insegnanti che studenti non capiscono questa cosa dei tre giorni a casa, tre giorni a scuola. La didattica on line, tranne poche meritevoli eccezioni – diciamocelo chiaramente -, non è scuola: funziona due ore al giorno, poi c’è la mancanza di connessioni Internet, le verifiche fatte come sono fatte”, prosegue Salvini, “mi rifiuto di pensare che, mentre il resto d’Europa, in una maniera o nell’altra, sta già ripartendo adesso, il nostro Paese – malgrado sia stato il più colpito – pensi a mezza Italia fuori dalle classi a settembre. E idem per l’Università. Sarebbe un disastro. Non penso che questo possa essere il futuro delle nostre scuole. È uno dei punti più dolenti della fase 2”.

“Siamo stati bombardati da un diluvio di Dpcm astrusi e contraddittori, ma alla fine l’esperienza di altri Paesi ci insegna che poche regole di buonsenso e buona educazione, quelle che noi tutti abbiamo imparato in questi mesi, sono efficaci e restano essenziali: lavarsi spesso e accuratamente le mani, mantenere distanziamenti corretti, non parlare in faccia all’interlocutore”, dice ancora Salvini, “ci vuole prudenza, perché del virus effettivamente ancora sappiamo poco, e gli scienziati non ci hanno sempre aiutato. Ma dobbiamo ripartire dando fiducia agli italiani, io ne ho. Sono anche convinto che questa crisi possa essere un’occasione di rilancio a due condizioni: che in Italia il governo si fidi dei cittadini, appunto, e che in Europa le regole che hanno massacrato la nostra economia vengano archiviate definitivamente”.

“Motivi ideologici dietro i ritardi del governo”

“Il finanziamento della cassa integrazione ancora non funziona. Noi abbiamo riproposto il modello francese di garanzia statale. Ma qua, a differenza di altri Paesi, c’è di mezzo lo strapotere sindacale”, prosegue Salvini, “nel primo incontro con il governo a Palazzo Chigi, a marzo, li avevamo avvertiti. L’ex sottosegretario Durigon disse ‘State attenti, perché la cig a metà aprile non arriva”, riferisce il segretario leghista. “Quella non fu polemica ma collaborazione da parte nostra”, aggiunge. “Vogliamo collaborare col governo ma non con altri che condizionano il governo”.

“I ritardi nell’erogazione di liquidità hanno già condannato a morte una grande quantità di piccole e micro-imprese. Il mondo delle partite Iva esce falcidiato dalla prolungata chiusura forzata. Interi comparti hanno bisogno subito di contributi a fondo perduto, o in alternativa passeranno in mano straniera”. Per il segretario leghista “la sensazione è che i ritardi del governo derivino in parte da inettitudine e in parte da ideologia: alla fine, il ritardo nel provvedere liquidità costringe l’imprenditore ad attingere ai propri risparmi per mantenere in vita l’azienda. Ecco così servita, senza dichiararla, quella patrimoniale che da sempre e’ in cima ai pensieri della sinistra”.

“Le nostre proposte sono rimaste inascoltate”

“La Lega ha sempre offerto collaborazione leale, portando al tavolo del governo le sue proposte, praticamente tutte inascoltate. Il governo ha bisogno di scaricare sull’opposizione la responsabilità delle tensioni interne alla maggioranza, che non riguardano solo temi spiccioli di occupazione del potere, ma anche questioni di principio come le scelte da fare in sede europea. I cittadini sapranno giudicare”, afferma il segretario leghista.

“Per quello che mi riguarda, dal nostro punto di vista, la collaborazione non si è mai interrotta. I nostri sindaci con Anci fanno decine di proposte alla settimana, i governatori partecipano alle riunioni con il governo, i nostri parlamentari avevano proposto 200 emendamenti al Cura Italia. Noi insistiamo, educati. È il governo che ha detto ‘no’ a tutte le nostre proposte. Per ora è stata collaborazione a senso unico. Collaborare non è far finta che tutto vada bene. Fare proposte è opposizione costruttiva. Stare zitti e far finta di niente non è opposizione costruttiva, ma un danno per il Paese. Voglio collaborare ma, non essendo in un regime, voglio poter dire la mia”, continua il segretario leghista. 

“Un errore l’impugnazione dell’ordinanza calabrese”

La decisione del governo di impugnare l’ordinanza della Regione Calabria che consente la riapertura di bar e ristoranti, secondo Salvini, “è assolutamente un errore”. “Sindaci e governatori vanno aiutati e sostenuti”, commenta, “lo stesso discorso riguarda anche le inchieste che ci sono in tutta Italia. Con rispetto per l’indipendenza della magistratura, ribadisco che più che mandare ispettori e aprire inchieste bisognerebbe sostenere medici, e direttori sanitari”, aggiunge. “Non mi piacciono i litigi dei governo con i Comuni e le Regioni e le inchieste su sindaci medici. Un Paese maturo mette prima l’interesse nazionale”, conclude.

“Spero che il governo ascolti la voce dei governatori di centrodestra, che nella loro lettera propongono di passare dalla logica dell’uniformita’ a quella dell’uguaglianza”, chiede Matteo Salvini, “contesti regionali diversi devono essere trattati in modo diverso. La riapertura non può essere guidata da criteri astratti (i codici Ateco delle attività produttive) – prosegue il segretario leghista -. Deve essere articolata su una analisi tempestiva e accurata dell’effettiva capacita’ delle singole aziende di assicurare condizioni di sicurezza ai propri dipendenti. Le fabbriche sono luoghi tendenzialmente sicuri, gli imprenditori di molti settori sono già abituati a ragionare in termini di protocolli di sicurezza”.

“Il governo, piuttosto che accentrare la logistica dei dispositivi di protezione, dovrebbe dare incentivi fiscali alle aziende affinché possano approvvigionarsi autonomamente – conclude -. In questa fase iniziale, il rilancio delle grandi opere pubbliche è un volano essenziale per riattivare tutte le filiere, dai servizi di manutenzione alla manifattura”.

“L’Europa si muove tardi e male”

“Non penso al referendum chiaramente, non si può fare. Ma penso che spetti alla politica avviare un ripensamento dell’Unione europea. I cittadini lo hanno capito che non è questa l’Europa di cui hanno bisogno: si muove tardi e male. Sarà la politica a decidere se questa è veramente la realizzazione del sogno che aveva De Gasperi o se ormai è diventata, come io penso, una ‘Unione tedesca’ che si degna di fare qualche concessione a qualcun altro. Per me, finita l’emergenza, andrà ripensata e discussa”, osserva ancora Salvini-

“Di solito quando qualcuno deve ribadire che il governo è ‘solido’, qualche problema in casa ce l’ha. Mi ricorda quelli che si affrettano a precisare che il loro matrimonio è solido e non ci sono problemi. Ma i discorsi di qualcuno della maggioranza, non solo Renzi, ma anche il Pd, li hanno sentiti tutti. Sulla scuola tutti stanno dicendo che il ministro non fa bene, sulla giustizia pure: da Pd a Iv. Però noi non stiamo qua a ‘gufare’ ma a lavorare”, è poi il commento alle dichiarazioni di Giuseppe Conte che ha definito “solido” il governo che guida. 

“Non sono preoccupato del calo nei sondaggi. Se qualcuno pensa di darmi fastidio dicendo che Zaia è il miglior governatore d’Italia e d’Europa, non ha capito che in realtà mi fa un regalo. Zaia rappresenta l’eccellenza della classe dirigente leghista, che va dai nostri bravissimi sindaci ai governatori. Mi fido assolutamente di lui”, conclude.

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