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Speranza: "Pronti alla 'fase 2' ma il pericolo non è scampato"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Attenzione ad immaginare che il pericolo sia scampato, “se compiamo questo errore vanifichiamo i sacrifici enormi fatti dalle persone e dalle imprese”, sacrifici che “ci hanno consentito di salvare la vita a migliaia di persone”. In una intervista a “Circo Massimo” su Radio Capital, il ministro della Salute Roberto Speranza fa il punto sull’emergenza coronavirus. “Vedere le fosse comuni in America – ricorda – dà il senso della tragedia che coinvolge tutto il mondo”. 

LA FASE 2 

“Il 4 maggio è la data attorno alla quale ricostruire. Presto, spero, avremo un incontro con le parti sociali – continua il ministro – per irrobustire gli accordi precedenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il protocollo del 14 marzo sottoscritto da governo, sindacati e imprenditori ci ha dato un documento unico per le imprese di tutto il Paese”. Nelle prossime ore è in programma “una nuova riunione e dovremo rafforzare il protocollo da usare in tutto il Paese. La battaglia però non è già vinta”. 

LE REGIONI

“Già oggi ci sono differenze tra le Regioni – osserva Speranza – abbiamo un ordinamento che dà spazio all’autonomia per le differenze che ci sono tra territori. La circolazione del virus è stata diversa. Ma non conta solo la data ma anche le linee guida che dobbiamo avere a livello nazionale. Sul piano sanitario dobbiamo rafforzare la rete di assistenza territoriale perché così il virus si combatte meglio”.

“Conta la velocità nell’individuare e isolare e nel prossimo decreto investiremo nel rafforzamento di questa rete di assistenza territoriale. Poi abbiamo bisogno di strutture specializzate per Covid perché gli ospedali misti aumentano il contagio. Se nello stesso plesso hai pazienti Covid e no è un rischio. Investiremo ancora di più su questo tipo di strutture”, assicura. Possibili passi indietro sulla regionalizzazione della sanità? “Sono riflessioni, costituzionali, da fare un attimo dopo la fine dell’emergenza”.

LA APP

Sul punto Speranza è chiarissimo: la App ‘Immuni’, quella scelta per il tracciamento, “è uno degli strumenti. Non c’è una singola mossa salvifica. Noi abbiamo una strategia con molti punti e la App è uno di questi ma non è il miracolo”. “Serve ad essere più veloci nel rintracciare i contatti – spiega  – Oggi questo si fa con colloqui con il personale sanitarie che fanno domande. Con la App il tracciamento è più veloce e accurato”.

E ancora: “l’App potrà essere utile in futuro per rafforzare l’assistenza sanitaria sulle diagnosi precoci, anche al di là del Covid. Se il cittadino ha un dialogo diretto con l’autorità sanitaria si colma un ritardo sulla digitalizzazione dell’assistenza sanitaria. Poi l’unica misura risolutiva sarà il vaccino”.

I TAMPONI 

“Siamo il Paese che già oggi con la Germania fa il maggior numero di tamponi e i test sierologici, ci dicono gli scienziati, non possono dare alcun patentino di immunità – sottolinea il ministro della Salute – Sono test che ti dicono se dentro il tuo sangue si sono sviluppati anticorpi che sono la reazione al virus dopo un determinato numero di giorni. Ci dicono se sei stato toccato dal virus. Servirà ad avere una fotografia dello stato del Paese”.

“Sarà un dato attendibile su un campione che proiettiamo sul resto della popolazione – prosegue -. Quando saranno validati a livello nazionale? La call è già in corso e alla metà di questa settimana sarà chiusa e i nostri scienziati decideranno quale è il test più affidabile. Selezioneremo i migliori anche se siamo consapevoli che nessuno dà certezze al 100% ma ci sono segnali incoraggianti”. Quanto alle terapie, “ci sono tante sperimentazioni ma nessuna ha dato una prova risolutiva”.

IL CALCIO

Ultimo tema sul tappeto, l’eventuale ripresa del campionato di calcio. “Con più di 400 morti al giorno – conclude il ministro – direi che anche se sono appassionato è l’ultima delle priorità. C’è prima la questione sanitaria, poi proveremo a riprendere la vita normale ma viene prima la vita delle persone”. 

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