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Il Palermo bis di Taglialatela, 28 anni dopo: “Pino, tu u culuri c’ha taliari”

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“Pino, tu u culuri c’ha taliari.” Glielo diceva sempre il magazziniere Gino Cardella, il suo “maestro di dialetto”, prendendo spunto da una famosa pubblicità dell’epoca. E Pino Taglialatela imparava a diventare… siciliano. Fu il Palermo, per primo, a strapparlo alla sua Napoli (è nato a Ischia) dove ha fatto tutta la trafila nelle giovanili.

La prima volta era giovanissimo, appena 19enne, mandato dal Napoli al Palermo per farsi le ossa. E le ossa se le fece, visto che Rumignani gli diede subito fiducia intravedendo per primo grandi qualità in quel giovanottone con un fisico da granatiere. Ma il Palermo fallì la serie B all’ultima giornata e il Napoli preferì mandarlo ad Avellino.

Tornò in rosa due anni dopo, in serie B, nella stagione 91-92. Taglialatela confermò le sue grandi qualità ma il Palermo retrocesse lo stesso al termine di una stagione piena di luci e ombre, a causa della peggiore classifica avulsa rispetto a Venezia, Taranto e Casertana ma soprattutto per colpa di qualche partita fin troppo “chiacchierata”, come quel Piacenza – Taranto 0 a 1 dell’ultima giornata.

Era il Palermo imbattibile in casa (30 punti sui 35 totali) ma fragile in trasferta (solo 5 pareggi in 19 gare), capace di battere 3 a 1 l’Udinese dei campioni Balbo, Mandorlini e Sensini e di perdere ad Avellino un match decisivo contro una squadra ormai retrocessa (il giorno dopo la strage di Capaci).

Pino Taglialatela era il portiere titolare di quella squadra, partita con Enzo Ferrari in panchina sostituito quasi subito da Gianni Di Marzio e ci ha raccontato volentieri alcuni aneddoti inediti e divertenti avvenuti all’interno degli spogliatoi durante quella stagione. “Eravamo un bel gruppo: in casa il rendimento era all’altezza di Brescia, Pescara, Ancona e Udinese, squadre che poi sono andate in A, in trasferta forse difettavamo di personalità e facevamo sempre tanta fatica a conquistare risultati positivi”.

TRASFERTA A BOLOGNA: “Mancavano pochi minuti alla fine, sul risultato di 0 – 0, “sequestrò” il pallone finito in fallo laterale dalle parti della sua panchina e al bolognese Anaclerio che voleva battere la rimessa velocemente, urlò ridendo: “Non te lo do più, non te lo do più…!”, per guadagnare tempo e permettere ai suoi di rientrare da un contropiede.

FRAGLIASSO PRESO DI MIRA: “Il tecnico Di Marzio aveva “preso di mira” il compagno di squadra Germano Fragliasso – ricorda divertito Taglialatela –, aveva scoperto che si lamentava spesso dei ritiri e dei duri allenamenti. Un giorno, dopo essersi messo d’accordo con alcuni senatori della squadra, decise di nascondersi dentro l’armadietto dello spogliatoio per ascoltare di persona ciò che aveva da dire contro di lui. Proprio quel giorno, però, pur stimolato dai compagni, Fragliasso non disse nulla di offensivo nei confronti del suo allenatore. E a quel punto Di Marzio, tra le risate generali, uscì improvvisamente dal suo “nascondiglio” e gli diede una pacca sulla spalla dicendogli: “Ti è finita bene, guagliò”.

CENTOFANTI SCOPERTO: “Centofanti era spettacolare – racconta Pino -, durante gli allenamenti alla “Favorita” Di Marzio ci faceva correre lungo la linea del centrocampo disposti uno dietro l’altro perché voleva avere una veduta più ampia possibile del gruppo. Un giorno Felice Centofanti cominciò ad imitare la corsa e le smorfie tipiche dell’allenatore. Ad un certo punto – conclude l’ex rosanero – il mister tra il serio e il faceto esclamò; “Centofanti non fare il furbo, io tengo gli occhi pure dietro la testa”.

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