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Apple elimina le trattenute dell'App Store per pochissimi servizi di video streaming

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Apple ha confermato l'esistenza di un'iniziativa grazie alla quale un numero limitatissimo di sviluppatori terzi, tra cui Amazon Prime Video, può ottenere un azzeramento della percentuale trattenuta dall'App Store per ogni acquisto. Sospetti sull'esistenza dell'iniziativa erano montati nelle scorse ore, quando Amazon ha aggiornato la sua app ufficiale di Prime Video permettendo per la prima volta gli acquisti in-app. Apple ha successivamente confermato a The Verge.

I dettagli precisi sono molto scarsi. Per il momento sono confermati, oltre a Prime Video, solo altri due servizi di streaming video, ovvero Canal+ e Altice One. Apple dice che il programma è in vigore da diverso tempo, e riguarda esclusivamente gli acquisti individuali, come un film o una serie, e non gli abbonamenti. Apple dice che per accedervi devono essere soddisfatti diversi requisiti accessori, principalmente legati all'implementazione di alcune funzionalità avanzate che permettono di sfruttare al meglio il suo ecosistema; per esempio:

  • Realizzazione di un'app per tvOS e integrazione con l'app TV
  • Supporto ad AirPlay
  • Comandi vocali di Siri
  • Ricerca universale
  • Single Sign-On

Apple precisa che l'iniziativa è espressamente limitata a "app di intrattenimento video premium", almeno per ora. Ricordiamo che l'App Store trattiene il 30% degli introiti derivanti da ogni acquisto o acquisto in-app (ci sono alcuni sconti per i servizi in abbonamento – scendono al 15% se l'utente rimane abbonato per più di un anno). Molti sviluppatori considerano la cifra troppo alta, almeno al giorno d'oggi, mentre Apple sostiene che copre i costi di mantenimento del servizio – incluso il rispetto delle regole su sicurezza e privacy. Grosse aziende del calibro di Spotify e Netflix non offrono agli utenti la possibilità di rinnovare i propri abbonamenti direttamente dall'app iOS proprio per evitare di dover pagare la percentuale ad Apple, preferendo reindirizzare gli utenti al sito Web; Spotify ha addirittura sporto denuncia per concorrenza sleale in Europa.


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