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I temi al centro del nuovo incontro tra Conte e le opposizioni

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

È un centrodestra che oscilla tra critiche al governo, anche molto dure, e dichiarazioni di volontà di collaborazione quello che tornerà a presentarsi davanti a Giuseppe Conte. Appuntamento alle 9:30, a Palazzo Chigi: al terzo incontro dall’inizio dell’emergenza coronavirus parteciperanno i leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni; e, per Forza Italia, il vice presidente Antonio Tajani, su delega di Silvio Berlusconi (che si trova all’estero). Tutti indosseranno mascherine e siederanno a distanza di almeno un metro l’uno dall’altro.

Il nuovo decreto di aprile contro l’emergenza

Il tema principale di questo nuovo incontro – cui prenderanno parte, come ai precedenti, anche i ministri competenti – riguarda il decreto cosiddetto Aprile, ovvero l’insieme di quei provvedimenti, dal valore totale fino a circa 30 miliardi di euro, cui il ministro Roberto Gualtieri sta lavorando per dare sostegno all’economia italiana colpita dalle chiusure delle attività decise per fermare il contagio.

Nel giorno in cui arriva l’allarme rosso di Confindustria, che stima nel primo semestre 2020 una caduta complessiva del Pil del 10%, e parla di rischio “depressione” per l’economia italiana, ogni partito d’opposizione ha la sua ricetta. Salvini chiede un “patto sociale da 200 miliardi di euro” che prevede un anno di “pace fiscale ed edilizia” (con mini-condoni di cartelle esattoriali e piccoli abusi).

“Dobbiamo ricominciare tutto daccapo o non ne usciremo. Se si vuole ripartire”, sostiene, “dovranno essere azzerati i debiti privati e lasciare fare le imprese: via tutta la burocrazia, tu fai e poi io controllo, non l’inverso come è oggi”. 

E ancora: “All’incontro con il governo porteremo la proposta di una emissione speciale di titoli di Stato per gli italiani con condizioni vantaggiose per chi sosterrà questi ‘titoli di guerra’, penso a ‘Bot di guerra’”. 

Meloni, invece, ha già scritto una lettera a Conte. La richiesta del suo partito è di “accreditare immediatamente 1000 euro sul conto corrente di tutti gli italiani che ne hanno bisogno”. La presidente di FdI ha poi spiegato: Penso agli italiani che hanno perso il lavoro, a quelli che non hanno più un reddito da lavoro autonomo e a coloro che non sanno come dare da mangiare ai loro figli”. 

“Presenteremo al governo un piano che arriva a 100 miliardi, sperando che bastino”, annuncia, dal canto suo, Berlusconi. “Dobbiamo salvare le aziende che oggi sono ferme, a cominciare da quelle medio-piccole. Occorre garantire la liquidità al mercato per difendere il tessuto produttivo del nostro Paese – sottolinea -. Lo Stato deve dare la sua garanzia alle banche che faranno prestiti alle imprese”. 

Nel dettaglio, si spiega, Forza Italia chiede ulteriori risorse per infermieri e medici, un piano infrastrutturale pubblico per aprire cantieri, accompagnato da un piano casa per investimenti privati opportunamente incentivati, da misure per la semplificazione e dall’abbattimento fiscale con Flat tax al 15 per cento per sostenere la ripresa di aziende e professionisti. 

L’incontro tra Conte e i leader dell’opposizione segue la ‘cabina di regia’ parlamentare avviata venerdì scorso dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, insieme con i capigruppo e responsabili economici di Lega, Fratelli d’Italia e FI.

In particolare, durante quell’incontro è stato raggiunto un accordo in base al quale l’opposizione si è impegnata a ritirare buona parte degli emendamenti presentati al decreto ‘Cura Italia’ e a trasformarli in ordini del giorno per velocizzare l’approvazione del dl. Gesto che al momento non è stato ancora messo in pratica ma che dovrebbe portare alla condensazione, per esempio, degli oltre 200 emendamenti leghisti in circa 30. 

La questione delle mascherine

“La Lega farà la sua parte”, garantisce Salvini, che continua ad assicurare la collaborazione del suo partito con l’esecutivo in carica. Così come fanno anche Meloni e Berlusconi. Da tutti e tre i partiti arrivano però critiche molto forti sulle “inadeguatezze” del governo sul tema forniture mascherine e fondi ai bisognosi destinati ai Comuni. Sul fronte mascherine, Salvini sollecita Roma a dare l’ok a quelle prodotte dal Policlinico di Milano. “Ne porterò una a Conte”​, assicura.

“Se tutti indossassero le mascherine, le occasioni di contagio diminuirebbero sensibilmente. Le mascherine dovrebbero essere obbligatorie, per esempio sui mezzi pubblici e negli esercizi commerciali, ma dovrebbero essere disponibili in quantità adeguata e praticamente a costo zero, o quasi”, sostiene Berlusconi. “Invece, è incredibile che siano introvabili e che il governo non abbia saputo intervenire, come gli avevamo chiesto, sulle aziende che potrebbero mettere in campo una catena di produzione, magari stimolandole con incentivi fiscali”. 

Il problema del centrodestra è la ‘tenuta’ dei territori del Nord. Il governatore forzista del Piemonte Alberto Cirio ha chiesto oggi poteri straordinari per l’emergenza, come avvenuto in seguito al crollo del Ponte Morandi.

Mentre, dalla Lombardia, è arrivata una nuova, dura, bordata del presidente leghista, Attilio Fontana contro il premier Conte. ​”Il vostro presidente del Consiglio, il 3 febbraio, disse in maniera pubblica: ‘Non preoccupatevi, non dovete prevedere nessuna pandemia perché il nostro sistema è pronto ad affrontare qualunque tipo di emergenza’”, è sbottato Fontana, rivolgendosi ai partiti di centrosinistra durante il dibattito in Consiglio regionale lombardo. 

Il tema della graduale riapertura

Altro tema che potrebbe essere esaminato nell’incontro di domani mattina a Palazzo Chigi è il piano in vista della progressiva riapertura, con il governo che si appresterebbe a prorogare le misure restrittive in vigore fino al 3 aprile. Su questo l’opposizione è compatta: al momento nessuno in Lega, FdI e FI vuole sentire parlare di riaprire, è chiaro che ci vorrà una strategia (come chiede Matteo Renzi) ma è un tema prematuro allo stato. 

Cosa succederà dopo la crisi?

Una volta superata l’emergenza, Salvini – lo ha ribadito anche nella giornata di martedì – vuole un governo di unità nazionale cui partecipino tutti e il “meglio del Paese”.

Berlusconi è invece più cauto. Il Cavaliere, che ieri aveva invitato come “in guerra” a “seguire chi decide”, nella giornata di martedì ha citato Mario Draghi. “A chi parla di patrimoniale rispondo con le parole di Draghi: ‘Siamo in guerra e in nessuna guerra si finanzia lo sforzo bellico con lo strumento fiscale’, cioè niente aumento delle tasse, anzi il contrario e naturalmente niente patrimoniale”, dice.

Contraria a una ipotesi di larghe intese a guida Draghi è invece notoriamente Meloni. “Io distinguo la fase dell’emergenza sanitaria dalla fase della ricostruzione economica. In questa fase, che durerà ancora qualche settimana, mi sembra difficile che ci possiamo mettere a rifare il governo – afferma -. Sarebbe una cosa impensabile, quindi cerchiamo di stare con i piedi per terra. Io penso che il governo Conte sia debole, tanto è vero che avevo proposto la nomina di un Commissario per l’emergenza con pieni poteri. La fase della ricostruzione economica è un altro discorso, dato che durerà anni”. 

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