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Il decreto sul coronavirus sposta di nuovo i riflettori sul Parlamento

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

I riflettori tornano a spostarsi sul Parlamento. E non solo perché parte l’iter del ‘decretone’, il provvedimento che accorpa il Cura Italia a tutti gli altri decreti varati sinora dal governo. Ma anche, e soprattutto, perché sarà il presidente del Consiglio in persona, Giuseppe Conte, a riferire in Aula sull’emergenza coronavirus.

È la prima volta, da quando è scoppiata la diffusione del Covid-19 nel paese, che il premier si presenta davanti al Parlamento. E lo farà ogni 15 giorni: è scritto nero su bianco nel nuovo decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri. L’attività dell’esecutivo, quindi, torna ad essere’sottoposta al controllo e alla verifica delle Camere che, insistono a ribadire i due presidenti, Roberto Fico e Elisabetta Casellati, non sono mai state chiuse.

Semplicemente, si sono dovute contemperare le esigenze di proseguire l’attività con quelle di tutela della salute. Ma c’è anche un altro segnale che arriva dal Parlamento: l’avvio del dialogo tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione. Un invito alla collaborazione rivolto dalla stessa maggioranza alle opposizioni e che sfocerà in un incontro che dovrebbe tenersi già domani al Senato, intorno all’ora di pranzo, prima della riunione della Conferenza dei capigruppo di palazzo Madama.

Dopo che lo stesso Conte ha avviato una collaborazione con i leader del centrodestra, le prove di dialogo si trasferiscono in Parlamento, laddove sarà necessario stabilire una tempistica e un iter veloce per l’esame del decreto Cura Italia, che va convertito entro fine mese.

E se la maggioranza e il governo hanno aperto a tre letture, per non consegnare alla Camera un testo blindato, è altrettanto vero che occorrerà la collaborazione delle opposizioni affinchè le modifiche al testo non si trasformino in un assalto alla diligenza. Un dialogo che, però, mettono subito in chiaro sia la Lega che FdI, non deve essere “di facciata”, ma reale, “concreto”.

A farsi “garante” che i diritti delle opposizioni saranno rispettati è lo stesso Fico. Che, anzi, rivendica proprio il ruolo “centrale del Parlamento”, mai venuto meno, scandisce. E lo dimostra, ricorda, il voto “importantissimo” sullo scostamento di bilancio.

Insomma, dopo settimane in cui i battenti di Camera e Senato se non proprio sbarrati apparivano quantomeno accostati, ora il Parlamento è pronto, sempre rispettando le disposizioni di sicurezza, a riprendersi in mano “il boccino”, come dice Fico, e a riavviare appieno l’attività.

Che il clima nei rapporti tra maggioranza, governo e opposizione stia cambiando o dia i primi segnali di cambiamento rispetto alle prime settimane di emergenza lo dimostrano le stesse parole del premier, che assicura: “Continueremo a parlare con l’opposizione. Raccoglieremo molte istanze, ragionevolmente non tutte, dell’opposizione” nel decreto legge di aprile.

E, quindi, annuncia: “Prevediamo che ogni iniziativa governativa venga trasmessa alle Camere e che il presidente del Consiglio vada a riferire periodicamente, ogni 15 giorni, sulle misure adottate per contenere la diffusione del virus”. Già domani il premier sarà alle 18 nell’Aula della Camera, per poi bissare giovedì mattina al Senato.

La nuova modalità di raccordo tra esecutivo e Parlamento e tra le forze politiche trova il plauso di Casellati: “Il punto è che il governo deve porsi sempre in rapporto sistematico col Parlamento. Quando si fanno scelte normative che riguardano i diritti fondamentali, la libertà personale e l’economia occorre che ci sia un coinvolgimento di tutte le forze politiche”.

Dunque, per la presidente del Senato “è una buona notizia che Conte venga a riferire in Parlamento, ma noi vorremmo anche partecipare alle scelte e al procedimento che porta alle scelte”.

Linea condivisa da Fico. “Il boccino è sempre in mano al Parlamento italiano”, scandisce. Anzi, la terza carica dello Stato, nell’annunciare il nuovo ‘question time rafforzato‘, con più spazio alle forze politiche, sottolinea: “In questo modo rafforziamo la funzione della Camera dei deputati che è quella di controllo” sull’attività del governo, garantendo che alla Camera non arriverà nessun testo blindato.​

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