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Il governo decide la stretta sui controlli e le multe. Ma è scontro sulle fabbriche

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Cambia l’autocertificazione da presentare, c’è una stretta sui controlli per smascherare i ‘fubetti’ grazie anche all’utilizzo dei droni e si introduce una sanzione amministrativa alta per chi viola le regole anti-contagio: il governo punta a rendere ancora più efficaci le misure per contenere il diffondersi del coronavirus. Domani sul tavolo del Consiglio dei ministri arriva un decreto legge per cercare di frenare chi trasgredisce le norme.

Multa (ora è prevista un’ammenda di 206 euro, chi sta lavorando al provvedimento spiega che in un primo momento si ipotizzava una cifra variabile tra 1000 e 3000 euro, l’eventualità è che la sanzione si aggiri intorno ai 2000) sequestro e confisca di auto e moto per chi continua ad aggirare i divieti di spostamenti possibili solo per comprovato motivo di salute o di lavoro.

Oggi poi è arrivata l’autorizzazione ufficiale dell’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, all’uso in deroga dei droni per monitorare gli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale “nell’ottica di garantire il contenimento dell’emergenza epidemiologica coronavirus”.

L’obiettivo dunque è quello di ridurre ancor di più i contatti ed evitare che il coronavirus possa diffondersi, soprattutto al Sud. Intanto per spostarsi occorrerà un’altra autocertificazione. Ovvero sarà necessario dichiarare “di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio previste da: art. 1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 marzo 2020; art. 1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo 2020; art. 1 dell’Ordinanza del Ministro della salute del 20 marzo 2020 concernenti le limitazioni alle possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale”.

E di “non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al virus COVID-19 di cui all’articolo 1, comma 1, lettera c), del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’ 8 marzo 2020; e di essere a conoscenza delle sanzioni previste dal combinato disposto dell’art. 3, comma 4, del D.L. 23 febbraio 2020, n. 6 e dell’art. 4, comma 2, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’ 8 marzo 2020 in caso di inottemperanza delle predette misure di contenimento (art. 650 c.p. salvo che il fatto non costituisca più grave reato)”.

Ma nel governo è ancora aperta la partita su quale attività debba restare aperta. Dopo la lista compilata ieri i sindacati hanno minacciato lo sciopero, con il Pd che ha invitato l’esecutivo ad un tavolo permanente e a cambiare eventualmente l’elenco. Il premier Conte pero’ ha avvertito i rischi di una chiusura totale, legati soprattutto alla tenuta economica del Paese.

Timori manifestati anche in un’intervista questa mattina. Spero che il provvedimento sulla chiusura delle fabbriche sia limitato nel tempo, vorrei che fosse sul serio fino al 3 aprile, ha detto il premier a Salvini, Meloni, Tajani e Lupi in un incontro terminato poco tempo fa. Il presidente del Consiglio è al lavoro sull’emergenza sanitaria. Ai leader dell’opposizione ricevuti a palazzo Chigi ha spiegato che la Cancelliera tedesca Merkel ha promesso che la Germania invierà 300 respiratori e che domani verranno distribuite 3 milioni e mezzo di mascherine.

Conte inoltre (giovedì riferirà in Parlamento) sta lavorando al dl che verrà varato ad aprile e che – spiegano fonti parlamentari – potrà essere anche più consistente del ‘Cura Italià. Sarà in quel dl che potrebbero essere accolte altre richieste dell’opposizione (in collegamento al vertice c’era anche il ministro Gualtieri), in attesa che arrivi un sostegno – con gli Eurobond o tramite il fondo Salva Stati – dall’Europa.

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