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Le critiche della politica alla comunicazione "notturna" di Conte

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Il centrodestra prova a ‘bypassarlo’: “Annunci di notte e confusione di giorno”, l’attacco concentrico di Salvini, Berlusconi e Meloni che chiedono direttamente un incontro al presidente della Repubblica, Mattarella. E anche Renzi non risparmia critiche, più che altro alla comunicazione: “Non siamo al Grande fratello”.

Così il premier Conte, il giorno dopo il discorso in cui cede al pressing delle regioni e dei sindacati per una stretta sulle attività non essenziali (“Una decisione difficile”), si ritrova ad essere difeso in maggioranza dal Partito democratico, con M5s in posizione più defilata. E alle prese con un provvedimento che ha visto la luce solo in serata sia per la mole di lavoro che per le ‘resistenze’ da parte delle aziende, con Confindustria che ha reiterato l’invito ad ogni tipo di cautela.

Il presidente del Consiglio respinge gli attacchi che provengono da più parti (nel centrodestra c’è chi ritorna sotto traccia ad auspicare l’arrivo dell’ex presidente della Bce, Draghi). La sua linea – ribadita più volte – è improntata alla trasparenza. Ha rilasciato dichiarazioni alla stampa ieri proprio per evitare che ci fossero ulteriori fughe di notizie o che si creasse confusione e panico. Ci sto mettendo la faccia con il massimo impegno e con il massimo della buona fede, il suo ragionamento.

Del resto è Dario Franceschini, il più alto in grado del Pd nel governo, a rimarcare il peso della responsabilità senza uguali per un presidente del Consiglio (sulla stessa lunghezza d’onda poi il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio) che si ritrova a fronteggiare una situazione del genere. Il ministro dei Beni culturali dice senza mezzi termini che Conte “va ringraziato per il suo lavoro senza sosta”. Certo, ammette che qualche errore è stato fatto, ma così come l’hanno commesso in tanti. E invita – chiamandoli in causa – Berlusconi, Salvini e Meloni a sotterrare l’ascia di guerra e a giocare “nella stessa squadra”. “Verrà il momento degli scontri e delle analisi” ma non ora afferma il capo delegazione dem.

In realtà a non risparmiare critiche all’operato di Conte è il leader di Italia viva. “No ad una comunicazione come un reality”, l’affondo. Renzi è critico con le comunicazioni rese dal premier ieri sera tardi in diretta Facebook. Polemiche pretestuose, dicono nella sede del governo: di domenica la sala stampa è chiusa, c’era difficoltà nel radunare i giornalisti e indire una conferenza vera e propria, si è trattato di dichiarazioni andate contemporaneamente in tv con segnale autonomo e trasmesse con i social, nulla di atipico considerato anche l’eccezionalità del momento. Anzi nell’ufficio stampa si rimarca che il metodo utilizzato ha permesso di raggiungere un ampio numero di destinatari.

Ad essere criticata dal centrodestra è stata anche la scelta di posticipare solo nella tarda serata di oggi il Dpcm. Un ritardo – hanno spiegato fonti di palazzo Chigi – causato dalle richieste da parte delle aziende nel voler proseguire nelle proprie attività, da qui la verifica portata avanti.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha inviato una lettera a palazzo Chigi: “Occorre – sottolinea il leader degli industriali – non sospendere attività non di per sè essenziali ma ‘funzionali’ alle attività essenziali”. Una missiva in cui Via dell’Astronomia sottolinea “l’esigenza di contemperare la stretta decisa ieri con alcune esigenze prioritarie del mondo produttivo” e da delle indicazioni ben precise: occorre sciogliere immediatamente il nodo del credito e più in generale della liquidità” affinchè “gli imprenditori non perdano la speranza nella futura prosecuzione delle attività” ed è necessario “evitare impatti negativi sulle nostre società quotate”.

La ‘frenata’ con tanto di slittamento del testo si è trasformata subito in polemica politica, con Rifondazione comunista che ha lanciato l’affondo: “Vergogna Confindustria, Bergamo non insegna nulla?”. E con i sindacati che sono sul piede di guerra: “Siamo pronti a proclamare in tutte le categorie che non svolgono attività essenziali lo stato di mobilitazione e la conseguente richiesta del ricorso alla cassa integrazione, fino ad arrivare allo sciopero generale”, l’avvertimento.

Ma il governo tira dritto. Il Dpcm chiarisce quali sono le attività che possono continuare ad essere aperte (per esempio gli studi professionali), uniforma tutti gli altri provvedimenti alla data del 3 aprile e ribadisce quanto contenuto in un’ordinata firmata oggi dal ministero della Salute e dal Viminale: niente spostamenti tra comuni. Un modo per fermare un nuovo esodo dal Nord al Sud, con alcune regioni come la Calabria e la Basilicata che hanno già ‘chiuso’ le porte in entrata e in uscita.

Nel frattempo il trend dei numeri riguardo i contagiati e le vittime da coronavirus è leggermente calato. “Siamo in guerra”, ha spiegato oggi il commissario delegato all’emergenza Arcuri.

Salvini, Berlusconi e Meloni hanno chiesto un incontro al Capo dello Stato e ribadito la necessità di far lavorare il Parlamento. “Dobbiamo remare nella stessa direzione”, l’invito del capogruppo dem Marcucci, mentre i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati, hanno ribadito come il Parlamento sia nel pieno dei propri lavori (la settimana prossima ci sarà un’informativa del premier Conte sull’emergenza). 

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