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Il supercomputer più potente al mondo e la lotta al coronavirus

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Grazie a Summit, il supercomputer più potente al mondo, i ricercatori sono riusciti a individuare ben 77 sostanze chimiche potenzialmente in grado di fermare, o almeno rallentare, l'infezione di cellule ospiti da parte di SARS-CoV-2, il coronavirus che causa la sindrome respiratoria COVID-19 e che ci sta costringendo tutti in casa. È un passaggio molto importante per la creazione di un vaccino efficace e affidabile: ma la strada della ricerca è ancora molto articolata.

Summit è un supercomputer commissionato a IBM dagli Stati Uniti nel 2014. Ha una potenza di calcolo complessiva di 200 PetaFLOP al secondo, anche se al momento il sistema di benchmark Linpack lo posiziona poco sotto ai 150. In ogni caso, sempre lo stesso servizio lo classifica come il supercomputer più potente al mondo – e di gran lunga: il secondo e il terzo classificato, rispettivamente l'IBM Sierra (USA) e il Sunway TaihuLight (Cina), registrano punteggi di 94,6 e 93 PetaFLOP al secondo.

Il sistema è formato da 4.608 nodi di elaborazione, ognuno dei quali comprende 2 CPU IBM Power9 e 6 GPU NVIDIA Tesla, che comunicano l'uno con l'altro a una velocità di 25 Gigabyte per secondo. Nel complesso, il sistema – che è grande più o meno come due campi da tennis, usa quasi 300 km di fibra ottica e pesa 340 tonnellate – può contare su 250 petabyte di capacità di archiviazione.


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