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L'anestetista in prima linea contro il virus: "​Dobbiamo scegliere chi curare e chi no. Come in guerra"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

“Si decide per età e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato”. In una intervista al Corriere della Sera Christian Salaroli, 48 anni, dirigente medico, anestesista rianimatore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo restituisce il clima e tutta la complessità di questa emergenza da coronavirus dentro gli ospedali italiani, il suo incluso.

All’interno del Pronto soccorso del Papa Giovanni XXIII, racconta ancora il medico, “è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta” e dunque la selezione dei pazienti sui quali intervenite con urgenza.

La prassi è in tre fasi: “Li mettiamo in ventilazione non invasiva, che si chiama Niv. Il primo passo è quello”. Poi il più importante: “Al mattino presto, con i curanti del Pronto soccorso, passa il rianimatore. Il suo parere è molto importante” perché “oltre all’età con il quadro generale” mentre il terzo passo riguarda “la capacità del paziente di guarire da un intervento rianimatorio”.

“Questa indotta dal Covid19 – precisa il sanitario – è una polmonite interstiziale, una forma molto aggressiva che impatta tanto sull’ossigenazione del sangue. I pazienti più colpiti diventano ipossici, ovvero non hanno più quantità sufficienti di ossigeno nell’organismo”.

Secondo Salaroli il momento della “scelta” su chi curare arriva “subito dopo” e “siamo obbligati a farlo” e “nel giro di un paio di giorni, al massimo” in quanto “la ventilazione non invasiva – spiega ancora il medico – è solo una fase di passaggio”. “Siccome purtroppo c’è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati”. Infine, quel che succede è che “diventa necessario ventilarli meccanicamente” e quelli su cui “si sceglie di proseguire vengono tutti intubati e pronati”, ovvero “messi a pancia in giù, perché questa manovra può favorire la ventilazione delle zone basse del polmone”.

Ma ci sono regole e comportamenti curativi scritti? Alla domanda il dottor Salaroli risponde che “al momento, nonostante quel che leggo, no” e che “per consuetudine, anche se mi rendo conto che è una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l’ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica”.

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