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Da Centofanti a Guarro, che differenza di stile sulla fascia! E quel “dito medio”…

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FOTO PEPE

Tiro giù dallo scaffale del mio studio la carpetta con i ritagli del Giornale di Sicilia del lunedì della stagione 1990-91 per aiutare la mia memoria: alla mia età i neuroni vanno risparmiati con cura.

Domenica 10 febbraio 1991: il Palermo di Enzo Ferrari, capolista del girone B della Serie C1, ospita i bianconeri del Nola. La formazione iniziale del Palermo è: Pappalardo; De Sensi, Fragliasso, Tarantino, Biffi; Danelutti, Paolucci, Favo, Lunerti, Modica, Scaglia. Sulla fascia sinistra un capellone che, a Carlo Brandaleone, “ricorda Gullit nelle movenze”, semina il panico nella squadra rosanero; corsa, generosità, velocità, capacità di inserimento. L’esterno sinistro del Nola impressiona tutti e appare l’unico vero “giocatore di calcio” in maglia bianconera. Segnerà il gol del vantaggio del Nola cui porrà rimedio Silvio Paolucci con il gol del definitivo pareggio.

La capolista Palermo, non senza qualche affanno, terminerà il campionato in seconda posizione centrando la promozione in Serie B e quel capellone, che di nome fa Felice Centofanti, sarà il giocatore più amato della squadra che l’anno successivo tornerà in Serie C a causa di un disastroso rendimento esterno, con la “perla” della sconfitta in casa del già retrocesso Avellino nel giorno successivo alla strage di Capaci.

Domenica 1 marzo 2020: il Palermo di Rosario Pergolizzi, capolista del girone I della Serie D, ospita i bianconeri del Nola. Sulla fascia sinistra un “mestierante” con la maglia numero 3 semina il disgusto allo stadio Barbera: una serie di sceneggiate in puro stile partenopeo, un colpo all’avversario a terra dopo un contrasto, una sequenza di provocatorie esposizioni del “dito medio” all’indirizzo del pubblico della gradinata, persino un gesto di esultanza alla notizia del pareggio del Savoia contro il Corigliano.

L’esterno sinistro del Nola impressiona tutti per insolenza e sfacciataggine nella totale indifferenza del guardalinee che, prima del ritorno delle squadre negli spogliatoi, fa finta di non vedere l’ennesima provocazione all’indirizzo del pubblico. Non sappiamo in quale posizione la capolista Palermo terminerà il campionato ma quel mestierante, che di nome fa Antonio Guarro, sarà ricordato come il giocatore più fischiato di quest’anno di purgatorio, emulando nella classifica dei bersagli della rumorosa disapprovazione del pubblico del Barbera calciatori di ben diverso lignaggio e di incommensurabile professionalità.

La provocazione ripetuta e proditoria nei confronti del pubblico pagante è uno dei gesti più riprovevoli e irresponsabili cui si possa assistere in uno stadio di calcio. Chi vi scrive era alla Favorita in occasione della partita del famoso “ombrello di Altafini” in un Palermo-Napoli 2-3 conclusa con la fuga dell’arbitro Sbardella in elicottero. Ero lì in gradinata quando il portiere del Brindisi Di Vincenzo colpì con un calcio nel costato il compianto Giorgio Barbana per poi essere spedito al tappeto da una testata di uno spettatore della Curva Nord che, dopo scavalcamento della rete di recinzione, intese “fare giustizia” a modo suo.

Forse il “signor” Guarro dovrebbe sentirsi onorato di essere accostato a irresponsabili di ben altra caratura calcistica e probabilmente non vale neppure l’energia richiesta per comporre questa breve nota. Ma vorrei dirgli che è un vero peccato aver sprecato in questo modo l’occasione di calcare un campo di calcio degno di questo nome e di giocare in uno stadio che ha visto esibirsi fior di professionisti e fior di campioni. In fondo, e noi lo sappiamo bene, “dilettanti” del calcio si può anche diventare; ma qualche volta vi si nasce. E lui, modestamente, lo nacque.

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