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Zaia, governatore in prima linea contro il panico

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Chi dovesse scrivere un messaggio su Whatsapp a Luca Zaia, il presidente della Regione Veneto in queste ore in prima linea nel disegnare una strategia per contenere il focolaio di coronavirus scoppiato nella Regione, come immagine profilo troverebbe una scritta: “No messaggi, contatta segreteria”. Potrebbe sembrargli un segnale di chiusura, ed invece è proprio il contrario.

Dopo quasi dieci anni alla guida della Regione, eletto sia nel 2010 che nel 2015 con un consenso pressoché plebiscitario, consolidato col referendum sull’autonomia di due anni e mezzo fa, Luca Zaia ha girato talmente tanto per il territorio che amministra e si è fatto carico, in prima persona, delle istanze che ogni singolo cittadino del Veneto gli ha portato, che mettere un – finto – filtro era diventata una necessità. Per battere Zaia bisogna “stare molto sulle questioni pratiche”, perché è “un governatore molto furbo, capace di prendere il consenso, di andare in giro, partecipare per tutte le sagre”, ha sentenziato nei giorni scorsi l’ex ministro Carlo Calenda, che lo ha definito “molto bravo a prendere il consenso, meno bravo a far succedere le cose”.

A questo genere di provocazioni Zaia non ha mai risposto; andare per le sagre – che spesso, come l’Antica Fiera di Godega, a cui non manca mai, hanno una tradizione ultra centenaria – o ai tradizionali ‘pan e vin’ della Befana, non è tanto ricerca del consenso: ben pochi di quelli che le frequentano, nel trevigiano, si sognerebbero di non votarlo anche se per caso non ci andasse. È che Zaia, nonostante l’abito blu o il blazer, non è così diverso dagli agricoltori o dai piccoli imprenditori che le frequentano.

Meno sanguigno, forse; prudente nelle esternazioni, generalmente pacato, ugualmente innamorato del suo Veneto. In questi due giorni in cui il Coronavirus è improvvisamente arrivato nella Regione, dove ha fatto la sua prima vittima, il ‘Doge‘, come lo chiamano gli elettori leghisti, ha fatto una delle cose che gli viene meglio: si è messo alla guida di una macchina ben oliata, quella sanitaria e amministrativa della Regione, e ci ha messo la faccia.

È stato lui a dare le notizie, a spiegare, a cercare di tranquillizzare. Zaia, d’altra parte, l’esperienza per queste cose la ha. Appena eletto, nel 2010, ha dovuto fronteggiare un’altra grande emergenza, quella dell’alluvione che ha inondato mezzo Veneto, fatto 3 morti e danni per centinaia di milioni. Già allora Zaia aveva dato prova, anche letteralmente, di sapersi rimboccare le maniche e si saper utilizzare il consenso, sia quello politico che il suo personale, per fare, trattare, sopire le proteste, trovare soluzioni.

C’è chi dice, e generalmente sono i suoi avversari, a mò di offesa, che sia “democristiano”, intendendo che è un equilibrata. In realtà il governatore del Veneto non è per nulla restio a scegliersi le proprie battaglie, sia in pubblico che in privato, sia amministrative che politiche. Ma oltre a combattere sa anche, quando serve, trattare e per questo la sua figura è stata lanciata più volte da Silvio Berlusconi come possibile premier di un governo di centrodestra a trazione leghista, quasi a farne un contraltare a Salvini. 

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