Cultura

Il sarcofago dedicato al culto di Romolo non contiene i suoi resti 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: CULTURA

Un sarcofago di tufo lungo 1 metro e 40, legato al culto di Romolo, ma vuoto, senza i resti del leggendario fondatore di Roma. Perché la “scoperta eccezionale” al Foro romano nella Capitale non è la tomba di Romolo, ma un cenotafio, monumento sepolcrale e luogo di memoria. L’apertura al pubblico potrebbe esserci già tra 2 anni.

“Emozionata e contenta” si definisce Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico del Colosseo, che rivendica il lavoro di squadra e dell’archeologa Patrizia Fortini “che scava da anni, è suo il merito” sottolinea. “Non era per nulla scontato questo ritrovamento del vano ipogeo” spiega ai giornalisti, italiani e numerosi stranieri, in visita al nuovo scavo che si trova sotto la Curia Iulia, l’antica sede del Senato romano.

“Il sarcofago naturalmente l’abbiamo trovato vuoto – ribadisce – perché anche se gli antichi romani la consideravano tomba di Romolo in realtà non si tratta della sua tomba ma di un cenotafio, un luogo della memoria dove si celebrava il culto di Romolo. Questo rinvenimento consentirà di dare nuova luce alla storia di Roma, una tappa fondamentale nei futuri percorsi di visita del Foro Romano. Lo scavo archeologico riprenderà a fine aprile e penso ci saranno nuove sorprese – ipotizza – in quanto evidente sul lato occidentale del vano una sezione stratigrafica intatta”.

Alfonsina Russo tiene a sottolineare l’importanza del lavoro di Giacomo Boni, archeologo veneziano che nel 1898 venne chiamato a dirigere gli scavi al Foro romano e al quale si devono importanti scoperte nel Foro, come il Niger Lapis e il Comizio. “Fu il primo a portare avanti un progetto sistematico di scavo e valorizzazione dell’area archeologica centrale – spiega la direttrice del Parco archeologico del Colosseo – e nel 1899 individuò, a pochi metri dal Lapis Niger e dal Comizio, presso il portico d’ingresso della Curia Iulia, una cassa o vasca in tufo e un tronco di cilindro, come lui stesso brevemente descrive nella rivista”.

Una descrizione, quella di Boni, alla quale non accompagnò però alcuna interpretazione. “A questo rinvenimento Boni non attribuì una particolare importanza tanto che se ne perse la memoria e l’esatta ubicazione” racconta Russo. C’è stato il rischio quindi, continua ancora la direttrice, che quanto scavato da Boni “potesse essere andato distrutto, considerato che negli anni ’30 del 1900 al di sopra del rinvenimento di Boni era stata realizzata una monumentale scalinata di accesso costruita da Alfonso Bartoli, che demolita la chiesa di Sant’Adriano, durante i lavori di restauro condotti tra il 1930 e il 1939, rimise in luce le strutture della Curia di età romana”.

Quindi, “a 120 anni di distanza gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo, in particolare Patrizia Fortini, ristudiando la documentazione di scavo di Giacomo Boni, hanno intuito l’importanza del rinvenimento”. Perché si pensa al culto di Romolo? “Allo stato attuale possiamo affermare che il sarcofago e l’elemento cilindrico collocati sul piano di calpestio del piano ipogeo sono in quota, e, dunque, probabilmente in fase con i rostri (tribune nel Foro dalle quali i magistrati tenevano le orazioni, ndr) della fine del VI secolo a.C – mette in evidenza la direttrice del Parco archeologico – alcuni scrittori antichi menzionano il Lapis Niger come luogo da correlare alla morte di Romolo, oltre che luogo di sepoltura di due altri personaggi emblematici: Faustolo, padre adottivo di Romolo e Remo e Osto Ostilio, nonno del re latino Tullio Ostilio, (673-641 a.C.), tutte figure fortemente correlate alle origini di Roma”.

“Tra tutte le fonti – prosegue – un rilievo particolare assumono gli scoliasti di Orazio che riportano un’affermazione di Varrone, secondo il quale Romolo sarebbe stato sepolto dietro ai rostri, proprio nella stessa posizione in cui é stata rinvenuta la camera ipogea appena ritrovata”. Quindi, aggiunge: “L’ubicazione del rinvenimento raffrontato con questa fonte letteraria rende del tutto verosimile che possa trattarsi di quella che gli antichi romani consideravano la Tomba di Romolo, non il luogo di sepoltura poiché secondo alcuni autori antichi i senatori riuniti avrebbero ucciso Romolo e smembrato il suo corpo, mentre altre tradizioni, vedi Livio e Plutarco, narrano della sua assunzione in cielo come dio Quirino“.

“Si tratterebbe dunque – ripete Russo – di un monumento funerario realizzato, in un periodo successivo alla morte di Romolo, per celebrarne il culto e la memoria”. Dopo la nuova scoperta, entro due anni l’obiettivo del parco Archeologico del Colosseo é di creare un nuovo percorso che unisca il Lapis Niger e il Comizio al cenotafio ritrovato e alla Curia Iulia, un percorso sulle orme di Romolo. 

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