Cultura

J'accuse di Barbareschi: "La morte del Teatro Eliseo è un genocidio culturale"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: CULTURA

“Un teatro può chiudere per invidia sociale? Dov’è il senso della comunità culturale a Roma, quando si vuole perpetrare un genocidio culturale chiudendo il teatro Eliseo? Il fatto che la politica non ci ascolti non mi stupisce, ma mi turba quando a non ascoltarci è la nostra comunità”. È durissimo Luca Barbareschi della conferenza stampa organizzata nello stabile di via Nazionale di cui è proprietario e direttore artistico quando ha voluto spiegare cosa sta succedendo con i finanziamenti. La commissione parlamentare ieri ha bocciato l’emendamento per cui il teatro Eliseo avrebbe avuto i finanziamenti di 4 milioni per tre anni (2019-201), per poter andare avanti.

“Per tutto il lavoro fatto e le produzioni e gli spettacoli del teatro, sarebbero serviti 5 milioni l’anno, ma abbiamo chiesto i 4 perché erano gli stessi che avevamo avuto per due volte negli anni precedenti – dice Barbareschi – ma la commissione li ha negati, anche se il sottosegretario Misiani ha precisato che non si tratta di bocciatura e che si sarebbe aperto un tavolo. Per quanto mi riguarda – aggiunge – per la mia esperienza politica, so bene che aprire un tavolo è un modo per prendere in giro le persone, in ogni caso a me non l’ha detto nessuno. E nessuno mi risponde”.  

Cosa succederà adesso? Cosa farà Barbareschi se il finanziamento non arriverà? “Visto che non voglio truffare i miei abbonati, sicuramente porterò a termine la stagione dell’Eliseo fino ad aprile – spiega ancora – anche rimettendoci di tasca mia. Entro due mesi, inoltre, dovrei presentare la prossima stagione 2020/21 con contratti e eventi già decisi. Cosa che allo stato sembra impossibile. Per cui forse già nei prossimi giorni mi vedrò costretto a mandare le lettere di licenziamento”. 

Nel suo lungo atto di accusa, l’attore, regista e produttore dedica un pensiero particolarmente violento ai colleghi, oltre che agli altri direttori di teatro che sono stati i primi a chiedere al governo di non dare i soldi all’Eliseo. “Mi addolora la pavidità e latitanza dei colleghi, alcuni dei quali, come Sergio Rubini o Alessio Boni, hanno lavorato con me e oggi hanno spento il cellulare per non farsi chiamare. In questa sede, nel momento in cui io denuncio questa ingiustizia, sono in pochi ad essere vicino a me (tra cui Fausto Brizzi, presente alla conferenza, ndr). Il problema – aggiunge – è che io ho preso un teatro fallito e ne ho fatto un centro culturale d’eccellenza rispettando le regole e facendo tutto alla luce del sole mentre altri hanno bilanci truccati, pagano in nero o fanno cooperative fittizie. Oppure altri che drogano il mercato, come il Piccolo di Milano: prende tra finanziamenti di Stato, quelli del Comune e degli enti locali oltre 11 milioni di euro e non ha neppure una compagnia permanente. E, malgrado abbia tanti finanziamenti statali, fa prezzi dei biglietti stracciati. Una cosa indegna – accusa Barbareschi – perché può permettersi di fare incassi ridicoli tanto i soldi glieli dà lo Stato. Per fare la stessa politica, all’Eliseo dovrei far pagare una poltrona 25mila euro!”.

Secondo Barbareschi, dietro il blocco dei finanziamenti c’è una precisa volontà della politica che non sopportare l’idea che in un teatro importante come quello di via Nazionale ci sia un direttore non espressione dei partiti. “Negli altri Paesi – spiega ancora Barbareschi – si valuta la competenza, il curriculum. Le scelte sono di qualità e risultati si vedono. In Italia non è così. Mi chiedo, per esempio, quanti di quelli che sono a capo di enti lirici conoscono la musica? Io credo che uno come Carlo Fuertes (sovrintendente del Teatro dell’Opera, ndr) non abbia idea di cosa c’è scritto sul pentagramma”.

Nella conferenza Barbareschi parla anche dell’accusa di ‘traffico di influenze‘ per cui è stato rinviato a giudizio. “Fare ‘traffico di influenze’ significa fare il mendicante, fare la questua tra i politici. E lo fanno tutti. Non c’è né dare né ricevere denaro”, spiega. “Sinceramente – conclude – non pensavo che prendere il teatro Eliseo, salvarlo dal fallimento e renderlo un’eccellenza avrebbe scatenato una guerra di invidia, politica e giudiziaria”.

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