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Coronavirus: le fabbriche cinesi riaprono tra smart working, controlli e droni polizia

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Il governo cinese ha esteso il più possibile le festività a causa del Novel Coronavirus, con il capodanno lunare che è ufficialmente volto al termine lo scorso weekend e le principali attività del Paese che hanno riaperto i battenti lunedì 10 febbraio. Naturalmente la situazione in Cina è lontana dall'essere rientrata, lì l'emergenza è ancora in atto e per questo sono scattate delle misure eccezionali per tutti coloro che lavorano nelle grandi realtà.

La raccomandazione più comune è il controllo della temperatura corporea ai dipendenti, ma ci sono dei luoghi che stanno affrontando il problema in maniera ancora più drastica: nell'area di Shenzhen è stato chiesto alle aziende di creare una zona di quarantena dove far lavorare le persone rientrate dalle "zone contagiate" (come la provincia di Hubei, dove si trova Wuhan).

Anche i nomi più noti hanno riaperto le porte delle fabbriche, tra questi Huawei nel suo quartier generale di Shenzhen, dove giornalmente lavorano circa 40 mila persone adesso rientrate sotto regole ben diverse da quelle che avevano lasciato prima delle vacanze. I controlli della temperatura saranno frequenti, sia negli edifici sia nei parcheggi, con dispenser di gel igienizzante disponibile in numerosi punti e maschere ovviamente obbligatorie.


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