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M5s di nuovo in piazza. Ma cresce il malcontento per il "partito-azienda"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

L’appuntamento in piazza è per il 15 febbraio. Per difendere la posizione contro i vitalizi e le leggi – come quella sulla riforma della prescrizione – che il sistema “conservatore” vuole cancellare. È Luigi Di Maio a rilanciare gli storici cavalli del passato ma nell’ala governista c’è anche chi teme che la mossa possa essere un boomerang, che l’iniziativa possa alzare gli animi pure nella maggioranza e che possa non esserci una grande partecipazione. In ogni caso M5s deve soprattutto sciogliere i nodi sul futuro. E sotto traccia è diviso anche sul tema della riforma della prescrizione, tra chi punta ad una mediazione e chi, invece, tiene – come Bonafede – la barra dritta. 

Martedì durante l’assemblea di gruppo diversi parlamentari – viene riferito – hanno chiesto che la discussione su come organizzare la kermesse venga impostata dal basso, che si recuperi con l’evento il contatto con il territorio, che si decida anche sul tema delle alleanze. Ma il percorso degli Stati generali – secondo quanto ha spiegato Danilo Toninelli durante l’incontro – sarà gestito dai vertici pentastellati, ovvero dal reggente, dai coordinatori nazionali e dai facilitatori. Solo che in diversi – secondo quanto viene riferito – hanno espresso più di qualche dubbio sulla presenza dietro i banchi della presidenza di Enrica Sabatini, ritenuta il braccio destro di Casaleggio che ha assunto le deleghe di Coordinamento e Affari Interni. Proprio in un momento in cui un’ala dei pentastellati vuole riportare la piattaforma Rousseau sotto il controllo del Movimento.

Del resto un mese fa un documento sottoscritto da alcuni senatori M5s sottolineò come la piattaforma venisse considerata un corpo estraneo. Durante l’assemblea – secondo quanto riferisce chi era presente – in diversi hanno manifestato i propri dubbi sul fatto che il Movimento stia assumendo le connotazioni di un vero e proprio partito. Ad intervenire, tra gli altri, la deputato Giulia Sportiello che ha rimarcato – sempre secondo quanto viene riferito – come si stiano usando termini e modi aziendali, mentre il Movimento è sempre stato qualcosa di diverso.

I nodi da sciogliere

Nel dibattito non è emerso uno dei temi sul tappeto, ovvero l’eventualità o meno di stringere alleanze con il Pd alle regionali e costituire un asse sistematico con i dem. Una prospettiva che una parte consistente del gruppo ritiene l’unica strada percorribile. Agli Stati generali non dovrebbe esserci alcun voto sul tema, ma non è escluso che dopo la kermesse possano arrivare nuove fuoriuscite. E c’è chi non esclude che si ritorni presto a parlare del vincolo del doppio mandato.

I vertici M5s stanno lavorando per evitare qualsiasi ipotesi di scissione. Il nodo comunque resta chi sarà il capo politico per il dopo-Di Maio. Un nodo che non dovrebbe essere sciolto neanche agli Stati generali. Si guarda sempre alle mosse del ministro degli Esteri che continua a difendere la cosiddetta ‘terza via’, al posizionamento degli altri ‘big’, a partire da Alessandro Di Battista, Paola Taverna e dal ministro Stefano Patuanelli. Ma al momento Vito Crimi punta a costruire una visione più ampia per M5s, a dotare il Movimento di nuovi temi da portare avanti. Per ora, intanto, si punta al passato, con l’evocazione della piazza.

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