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Coronavirus fra emergenza, fake news e realtà

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Siamo abituati a vedere il mondo a compartimenti stagni, sulle nostre mappe ci sono linee e colori che delimitano confini, molti dei quali del tutto virtuali e decisi a tavolino in epoca post coloniale. Il Novel Coronavirus (2019-nCoV) ci ha ricordato ancora una volta quanto la nostra esistenza, intesa come specie, sia egualmente esposta ai medesimi rischi e i paesi tecnologicamente più avanzati siano addirittura i più pericolosi sotto una tale minaccia.

Il motivo è quello più ovvio: in piena era digitale le informazioni corrono veloci in tutto il globo, e con loro anche le persone. La correlazione che c’è tra malattie e trasporti ci arriva sin dalla peste bubbonica del quattordicesimo secolo, sviluppata rapidamente nell’Eurasia fino alle rotte più trafficate del Mar Mediterraneo. E ancora, le tre grandi epidemie di colera che colpirono l’America nel diciannovesimo secolo, nel 1832, 1844 e 1866, con quest’ultima che fu ben più devastante a causa della nuova ferrovia che aveva appena collegato i principali centri del continente.

Alla fine della prima guerra mondiale, nel 1918, furono i soldati che rientravano dal fronte a contribuire nella diffusione di quella che viene considerata la più letale delle pandemie: l’influenza spagnola (H1N1). Uccise il 3-5% della popolazione, si parla addirittura di un numero compreso tra 50 e 100 milioni di persone, ben più delle vittime delle due grandi guerre messe assieme. Più che simbolico anche il cosiddetto “Paziente Zero” che qualche decade fa portò il tristemente noto virus del HIV/AIDS in Nord America, il fardello venne addebitato ad un assistente di volo canadese.


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