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Dopo il tonfo alle urne, M5s si interroga sulla "terza via"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Il governo deve andare avanti e lo deve fare fino alla scadenza naturale del 2023. Su questo, nella galassia M5s, sembra non esserci alcun dubbio. Si punta sui temi e sugli obiettivi da raggiungere, rivendicando quanto finora portato a buon fine. E il Movimento deluderà, spiega il capo politico reggente, Vito Crimi, chi lo dà per morto. Ma la discussione interna, dopo il risultato delle regionali in Emilia Romagna e Calabria, è accesa.

Due sono i fronti, al netto delle critiche che, secondo quanto si apprende, vengono fatte ai vertici del Movimento e a Luigi Di Maio, per aver dimenticato totalmente i territori, organizzato campagne elettorali in troppo poco tempo, ad esempio. Ma, soprattutto, tanto più alla luce del risultato elettorale, il tema di fondo è se proseguire con la linea della ‘terza via’ – fortemente voluta dall’ex capo politico e su cui resterebbero schierati i ‘dimaiani’ – o prendere atto del ritorno del bipolarismo in un Movimento che fino ad ora ha rifiutato alleanze ma, costretto dalla legge elettorale, ha governato prima con la Lega e poi con il Pd.

La richiesta di posizionamento di M5s, intanto, resta fra le opzioni da porre sul tavolo. Dei risultati delle Regionali, con ogni probabilità si parlerà stasera in un’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari. All’ordine del giorno della riunione ci sono le comunicazioni del capo politico reggente e il crono programma di governo, anche se restano comunque sullo sfondo gli stati generali del Movimento che si stanno costruendo e che saranno il tema principale di un nuovo incontro, già fissato il 4 febbraio.

Crimi: “Non ci arrendiamo, al contrario”

“Noi stiamo dando l’esempio che la politica si può fare in maniera diversa, parlando di meno e badando ai risultati”, sottolinea Vito Crimi, commentando l’esito delle amministrative e “ora non resta che continuare a lavorare pancia a terra con il governo che, dopo queste elezioni, deve proseguire nel suo percorso”. E ancora: “Il voto delle regionali ha sempre visto il Movimento raccogliere risultati inferiori rispetto alle tornate nazionali, ma va riconosciuto che in Calabria ed Emilia Romagna i risultati sono stati inferiori alle aspettative. Questo però non ci induce ad arrenderci: semmai è vero il contrario”, aggiunge.

“Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore coordinamento e ci permetterà di essere più presenti sui territori. Sarà fatica e sudore, ma so che siamo in grado di farlo. A una condizione: quella di restare uniti, di non lasciarsi irretire da facili sirene, di ricordare sempre quali sono gli obiettivi e le motivazioni che ci hanno portati nelle istituzioni e alla guida del Paese”, chiarisce. 

Il ministro Federico D’Incà invece osserva che “i numeri, come quelli venuti fuori dalle regionali in Emilia Romagna e in Calabria, sono un’indicazione importante su cui riflettere, e lo si farà certamente durante gli stati generali del Movimento 5 Stelle di marzo, ma non possono essere un dato su cui fondare speculazioni in merito al futuro del Movimento, del Governo o del Paese. L’Esecutivo nazionale sta continuando a lavorare, con un orizzonte fino al 2023, per portare a termine le riforme in programma”.

Sulla stessa lunghezza d’onda del ministro, circa la durata del Governo, il presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia, che aggiunge: “Le elezioni amministrative e regionali non hanno influenza sugli equilibri nazionali, né in un senso, né nell’altro. Non sarebbe caduto il governo con la vittoria di Salvini e non si dovranno rivedere gli obiettivi assecondando di più il centrosinistra in virtù della vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna. Questo sia chiaro”.

Scegliere da che parte stare o no?

Il Movimento ha “preso degli schiaffi clamorosi in queste elezioni regionali. Questa situazione è stata causata dalla gestione fallimentare del Movimento a livello locale: numerose sconfitte una dietro l’altra”, scrive su Facebook Fabio Berardini, deputato M5s. “La riorganizzazione, dal mio punto di vista, andava fatta circa tre anni fa. Rischiamo di aver chiuso la stalla quando sono scappati i buoi e questa è precisa responsabilità di chi avrebbe dovuto intervenire. Bisognava puntare molto di più sui comuni e sui consiglieri comunali che, al contrario, sono stati lasciati completamente in abbandono ed ora ne stiamo pagando le conseguenze”, nota. “Dal punto di vista politico, la teoria del terzo polo non sembra funzionare affatto. Tant’è che in Emilia Romagna ed in Calabria saremo condannati pressoché all’irrilevanza. Dobbiamo scegliere da che parte stare. Subito. Ora rialziamoci ed andiamo avanti con tutta la forza che abbiamo”, osserva ancora.

“Ora bisogna riaprire subito i tavoli con il centrosinistra in tutte le regioni sulle prossime amministrative 2020 e dove possibile trovare accordi sui temi e sui contenuti a partire dall’ambiente, sanità e beni comuni”, chiede Antonio Zennaro. Sergio Battelli parla di un disastro alle ultime elezioni regionali: “non è colpa di Luigi, non è colpa dei candidati, non è colpa della ‘stampa brutta e cattiva’, la colpa è unicamente nostra e mi sono davvero rotto le scatole di guardarmi attorno e vedere solo autoreferenzialità”, scrive.

“Occorre schierarsi. Non parlo di alleanze, ma di posizionamento. Il ritorno del bipolarismo è un dato di fatto da mesi, a livello globale. Negarlo non significa che non esista, anzi! Io credo e auspico, come dico da tempo, che il Movimento si schieri apertamente e definitivamente in un campo progressista di centro sinistra, portando i propri temi e i tratti di novità che è ancora in grado di produrre ma che non trovano rappresentanza in una terza via che, è evidente, nel Paese nessuno vede”, spiega a chiare lettere Paolo Lattanzio.

Non così la viceministra al Mef Laura Castelli che sposa la linea della terza via: ‘la terza via’ ha permesso a questo Paese di trovare stabilità laddove una legge elettorale non garantiva la governabilità. ‘La terza via’ è quella che ha dimostrato di poter andare oltre le ideologie e realizzare cose che questo Paese chiedeva da 20 anni: Reddito e Pensione di Cittadinanza, agevolazioni per le partite iva, Quota 100, legge anticorruzione, abolizione della prescrizione, via vitalizi e pensioni d’oro, 10.000 assunzioni nelle forze dell’ordine, 1.5 mld per i truffati delle banche, 1 mld per l’innovazione, il decreto dignità, la class action, il codice rosso, stop a nuove trivellazioni, ecobonus per le auto elettriche, 11 mld contro il dissesto idrogeologico, tempo pieno nelle scuole, stop all’aumento dell’iva, decreto clima, blocco pedaggi autostradali, 4 mld per il green new deal, taglio del cuneo fiscale, stop alla pubblicità del gioco d’azzardo, aumento stipendi vigli del fuoco, assunzione di 50.000 insegnanti precari.

“La ‘terza via’ – conclude Castelli – è quella che si prende ogni giorno la responsabilità di andare oltre il consenso pur di lottare contro potentati e grandi lobby. Siamo noi. Quelli che da 10 anni percorrono una strada e che ora sono pronti per tracciarne una nuova, senza dimenticare che l’impossibile non esiste”.

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