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Apple Safari, il sistema anti-tracking favoriva il tracking. Google se ne accorge

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Apple Safari include da più di due anni ormai, una funzionalità chiamata Intelligent Tracking Protection, che impedisce (o per lo meno limita) il tracciamento online degli utenti, pratica che viene prevalentemente usata per fini pubblicitari. Google, tuttavia, ha scoperto che la funzione conteneva delle falle che in ultimo il tracciamento finivano per favorirlo. Fortunatamente, grazie alla segnalazione di Google, Apple è riuscita a risolvere: la patch è stata distribuita già il mese scorso con Safari 13.0.4 e iOS 13.3.

Sintetizzando e semplificando, ITP salvava in un elenco tutti i siti che scopriva ad inviare dati di navigazione che avrebbero permesso a un inserzionista di identificare e profilare l'utente. Le falle permettevano ad estranei di accedere a questa lista senza autorizzazione; non solo la lettura del suo contenuto forniva informazioni per profilare l'utente, ma poteva anche essere modificata; il che avrebbe potuto portare al blocco di pagine web scelte dal truffatore.

Sembra un episodio di collaborazione positiva e senza polemiche tra due colossi, spesso diretti concorrenti e portavoce di due filosofie di pensiero contrastanti (l'una ritiene che sia possibile sfruttare la pubblicità "bene" e contenere così i costi per l'utente, l'altra non intende fare alcun compromesso sulla privacy). Eppure, il responsabile della sicurezza di Chrome Justin Schuh la pensa in modo ben diverso. Con una serie di tweet, sembra suggerire che sia impossibile che Apple abbia risolto tutte le falle senza rimuovere del tutto l'ITP.


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