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Nel M5s scoppia anche la grana rendicontazioni dei parlamentari 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

C’è chi ammette di doversi appoggiare alla famiglia, chi si lamenta per non poter destinare niente al proprio territorio, chi minaccia di presentare fatture false. Nel Movimento 5 stelle il nodo del contendere resta quello delle rendicontazioni. Ed è proprio questo il tema all’ordine del giorno dell’assemblea congiunta che si terrà l’8 gennaio, preceduta da due riunioni di gruppo separate.

Potrebbe essere nominata anche una commissione per studiare possibili modifiche allo statuto ma la discussione verterà tutta sui rimborsi. Si tratta di un braccio di ferro che va avanti da settimane, se non da mesi. Con molti parlamentari che si dicono irritati per dover versare non più in un fondo destinato al microcredito ma per un conto che – dice una deputata – “non riusciamo neanche a controllare”.

“Con quello che restituiamo molti di noi non riescono ad andare avanti”, lo sfogo. L’8 gennaio potrebbe arrivare un’apertura sul sistema da adottare, ovvero un via libera ad un regime forfettario chiesto da tanti. Ma sui versamenti il capo politico M5s ha scelto la linea dura.

“Chi non restituisce è fuori, non rispetta le regole”

Qualcuno in realtà – viene fatto osservare – sta provando a mettersi in regola e comunque se per i morosi da lungo tempo è possibile l’espulsione diretta, per coloro i quali hanno solo alcuni arretrati ci potrà essere un richiamo o al massimo una sospensione. Il pugno di ferro con conseguenti minacce ha portato alcuni effetti ma in totale i casi più o meno ‘gravi’ dovrebbero essere comunque una quarantina e oggi diversi fedelissimi di Di Maio hanno messo in chiaro la direzione: “Chi non restituisce è fuori, non rispetta le regole”.

La più ‘tranchant’ la senatrice Bottici: “Ad ognuno le sue scelte, senza vittimismi o scenate da urlatori. Per questo dico ‘ciao ciao’ a chi se ne va, e forse, chissà, non è mai stato davvero con noi”. Ma il malcontento è diffuso e oggi altri due deputati, Angiola e Rospi, hanno traslocato nel Misto seguendo l’ex ministro Fioramonti. In uscita ci sono altri sette-otto deputati mentre c’è fibrillazione pure al Senato con l’ex direttore della Padania che minaccia fuoco e fiamme.

Di Maio non torna indietro, per ora

Di Maio non ha intenzione di tornare indietro sui suoi passi, anche se in questi giorni ci sono stati contatti con alcuni dissidenti che potrebbero rientrare. Ma la vera spia è legata ai rimborsi e non è un caso che Angiola sbattendo alla porta abbia detto stop ai versamenti, promettendo di “destinare i fondi mancanti, pari a circa 13.000 euro, ad iniziative culturali e benefiche sul territorio del Collegio murgiano”.

Il professore di Economia all’Università di Foggia, accusa i vertici di “scarsa collegialità e scarsa attenzione ai singoli parlamentari” mentre Rospi, 41 anni di Matera, ingegnere e docente di Fisica all’Università della Basilicata, se la prende con la “gestione verticistica e oligarchica” del Movimento. Critico pure il senatore Dessiì: “Di questo passo – accusa – ne usciranno degli altri”. 

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