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Gli effetti sul voto in Calabria della maxi inchiesta contro la 'ndrangheta 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

A una settimana dalla scadenza del termine per presentare le liste, in un contesto già caotico per la concomitanza con le feste natalizie, il quadro politico in Calabria in vista delle Regionali del prossimo 26 gennaio è sempre confuso. A renderlo ancora più incerto sono poi gli effetti della mastodontica inchiesta anti-‘ndrangheta “Rinascita-Scott” condotta giovedì dalla Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri, che ha toccato anche alti livelli politici ed è destinata ad appesantire il clima elettorale oltre a influenzare anche le ultime scelte dei partiti. Scelte che a fatica, nelle ultime ore, i partiti stanno delineando, rimandando comunque l’ufficialità solo ai minuti immediatamente precedenti le ore 12 del 28 dicembre, termine ultimo per la presentazione di liste e candidati.

Respinto dalla Lega, Occhiuto correrà da solo?

Il centrodestra ha finalmente trovato la quadra sul nome del candidato alla presidenza della Regione, indicato da Forza Italia nella parlamentare e coordinatrice regionale del partito, Jole Santelli, che ha ricevuto il disco verde anche della Lega, di Fratelli d’Italia e dell’Udc. Ma nella coalizione resta ancora l’incognita Mario Occhiuto, il sindaco di Cosenza che Forza Italia aveva designato quale candidato governatore nei mesi scorsi ma su cui la Lega ha posto un veto rivelatosi insormontabile: in un post subito dopo l’indicazione della Santelli, Occhiuto ha lasciato aperta la possibilità di una scissione da Forza Italia, osservando che “Forza Italia non esiste più” e che il suo progetto è “aperto a possibili alleanze strategiche per la Calabria, un progetto senza uno schieramento di partiti, ma sempre meglio degli schieramenti che si presentano senza un progetto”.

Anche il centrodestra è stato toccato dall’inchiesta “Rinascita Scott”, che ha portato agli arresti l’ex parlamentare forzista Giancarlo Pittelli e il sindaco di Pizzo (Vibo Valentia), e presidente dell’Anci Calabria, Gianluca Callipo, che un anno fa aveva lasciato il Pd per abbracciare il progetto di Occhiuto. 

I tormenti del centrosinistra

Ma l’operazione antimafia della Dda di Gratteri rischia di produrre conseguenze ancora più marcate nell’area del centrosinistra che sostiene la ricandidatura del governatore uscente, Mario Oliverio: nell’operazione infatti sono rimasti coinvolti due dei più stretti collaboratori e consiglieri di Oliverio, l’ex vicepresidente della Regione, Nicola Adamo (accusato soltanto di traffico di influenze), e il segretario del Psi, Luigi Incarnato, coordinatore dello schieramento.

Al termine di una riunione conclusa ieri a tarda serata, la coalizione oliveriana ha diramato una nota nella quale si conferma la prosecuzione del lavoro per completare le liste a sostegno del presidente uscente, ma traspare evidente anche la difficoltà scaturita dall’esito del blitz. In più, su Facebook la deputata del Pd, Enza Bruno Bossio, moglie di Adamo, ha aspramente contestato il procuratore capo della Dda di Catanzaro: “Gratteri arresta metà Calabria! È Giustizia? No è solo uno show!… Colpire mille per non colpire nessuno. Anzi sì. Colpire la possibilità di Oliverio di ricandidarsi.”, ha postato la Bruno Bossio.

Una presa di posizione che conferma la spaccatura all’interno del Pd calabrese, schierato, in forza della linea ufficiale espressa dalla segreteria nazionale guidata da Nicola Zingaretti, a sostegno della candidatura a governatore dell’imprenditore Pippo Callipo, il quale prosegue nella sua campagna elettorale così come sta facendo il candidato governatore del Movimento 5 Stelle, Francesco Aiello, pronto, insieme a molto parlamentari pentastellati a “cavalcare” le inchieste della magistratura che stanno colpendo i suoi competitor.

Proseguono la loro corsa, poi, altri due candidati presidenti in autonomia, l’ex capo della Protezione civile Carlo Tansi (“Tesoro Calabria”) e l’ex presidente di Confindustria Reggio Calabria, Giuseppe Nucera (“La Calabria che vogliamo”). Si è invece sfilato Francesco Di Lieto, che era sceso in campo con Codacons: subito dopo la maxi-retata di giovedì, Di Lieto, parlando di “elezioni farsa”, ha annunciato il ritiro della sua candidatura affermando che “in questo contesto astenersi dal votare non è un attentato alla democrazia ma un modo per dire che ci siamo stancati di turarci il naso”.

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