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Stop alla legge per il taglio dei parlamentari. Raggiunto il quorum per il referendum 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Sono 65 i senatori che hanno dato il loro assenso alla richiesta di referendum costituzionale sulla riforma che taglia il numero dei parlamentari. Lo confermano i promotori della raccolta firme durante la conferenza stampa volta a informare sulle ultime novità. Tra questi, figura anche la firma del senatore a vita Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica. 

I nomi dei firmatari 

  • PSI-ITALIA VIVA: Garavini, Nencini;
  • LEGA (ex M5S): Grassi, Urraro;
  • 5STELLE: Giarrusso, Di Marzio, Maricotti – PD: Nannicini, Verducci, Rojc, Rampi, D’Arienzo, Giacobbe, Pittella
  • FORZA ITALIA: Serafini, Cangini, Dal Mas, Masini, Caliendo, Moles, Causin, Minuto, Fantetti, Pagano, Rizzotti, Binetti, Stabile, Schifani, Mallegni, Sciascia, De Siano, Carbone, Caligiuri, Cesaro, Saccone, Vitali, Lo Nardo, Messina, Craxi, Berardi, Perosino, Alderisi, Paptheu, Barboni, Fazzone, Biasotti, Aimi, Giro, Modena, Malan, Gasparri, De Poli, Pichetto, Fratin, Paroli; –
  • MISTO: Martelli, De Falco, Nugnes, Fattori, Bonino, De Bonis, Buccarella, Merlo, Cario,
  • Rubbia (Senatore a vita). 

La scelta di Forza Italia

Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ha sottolineato la posizione del partito guidato da Silvio Berlusconi: “Noi come Forza Italia abbiamo votato a favore del taglio del numero dei parlamentari, pur evidenziando alcune criticità. Si è guardato giustamente ai risparmi, ma non si è intervenuti sull’efficientamento del sistema legislativo e sulla rappresentatività: ci saranno Regioni che potrebbero non avere un rappresentante di opposizione in Parlamento”.  

Il commento di Giuseppe Conte

“Abbiamo tanto da fare ancora”. Così il presidente del Consiglio ha risposto a chi gli chiedeva se il referendum sulla riforma che introduce il taglio degli eletti avrà un impatto sul governo. “Non influenza e non può influenzare l’agenda” di governo, ha precisato il premier, al termine della cerimonia di auguri di fine anno al Quirinale. “Sono percorsi istituzionali”, ha continuato. “Giorno dopo giorno lavoro per risolvere i problemi”.

Il taglio degli eletti

Dagli attuali 945 ai futuri 600 parlamentari. Una ‘sforbiciata’ degli eletti complessivi pari al 36,5% che, stando ai detrattori della riforma, porterebbe a una riduzione dei costi dello 0,007%. Per i 5 stelle, che della riforma hanno fatto un cavallo di battaglia, si risparmierebbero invece circa 500 milioni di euro a legislatura, ovvero 100 milioni annui. La riforma costituzionale taglia 345 parlamentari. L’approvazione definitiva è arrivata lo scorso ottobre, con il via libera della Camera.

E con la nascita del governo giallorosso, è stata appoggiata per la prima volta anche da Pd, Leu e Italia viva (nonostante nelle tre precedenti votazioni avessero votato contro). Hanno votato a favore anche le forze di opposizione, Forza Italia, FdI e Lega.  

 L’effetto diretto della riforma è la diminuzione del numero dei deputati, che passano da 630 a 400 totali, e dei senatori, che scenderanno a 200 totali dagli attuali 315.

  • CAMERA: i deputati complessivi, ora 630, saranno 400. Viene ridotto anche il numero degli eletti all’estero: si passa dagli attuali 12 a un massimo di 8. A seguito della modifica costituzionale cambia anche il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto. Per la Camera dei deputati tale rapporto aumenta da 96.006 a 151.210. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per 392 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
  • SENATO: i senatori passano dagli attuali 315 a un totale di 200. Viene modificato anche il numero degli eletti all’estero, che passano da 6 a 4. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420. Al momento la Carta stabilisce che “nessuna Regione puo’ avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due; la Valle d’Aosta uno”. La riforma individua un numero minimo di tre senatori per Regione o Provincia autonoma, lasciando immutata la previsione vigente dell’articolo 57, terzo comma della Costituzione, relativo alle rappresentanze del Molise (2 senatori) e della Valle d’Aosta (1 senatore). Viene però previsto, per la prima volta, un numero minimo di seggi senatoriali riferito alle Province autonome di Trento e di Bolzano.
  • SENATORI A VITA: la riforma modifica anche l’articolo 59 della Costituzione, prevedendo espressamente che il numero massimo di senatori a vita non puo’ essere superiore a 5. Recita l’articolo modificato: “Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario. Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non puo’ in alcun caso essere superiore a cinque”.

 

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