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Cina: PC e software stranieri via dagli enti governativi nei prossimi 3 anni

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Il Governo di Pechino ha adottato all'inizio dell'anno una direttiva che pone l'obbligo di sostituire i PC e software di aziende straniere attualmente impiegati presso uffici ed istituzioni pubbliche – non è quindi un ban che opera nel segmento consumer – con dispositivi e programmi equivalenti realizzati in patria. Il piano verrà portato a termine nei prossimi tre anni, un lasso di tempo indispensabile visto che il parco macchine conta dai 20 ai 30 milioni di unità.

La misura è stata soprannominata "3-5-2", dove ciascun numero si riferisce alla percentuale di macchine che verranno rimpiazzate con equivalenti cinesi a partire dal prossimo anno: ovvero il 30% nel 2020, il 50% nel 2021 e il restante 20% nel 2022. Obiettivo è in primo luogo incentivare l'industria tecnologica nazionale, ma il provvedimento si colloca inevitabilmente nell'articolata guerra commerciale tra USA e Cina che si appresta a segnare una nuova pagina con l'entrata in vigore dei dazi sui prodotti di elettronica di consumo importati dalla Cina a partire dal 15 dicembre prossimo.

A risentire degli effetti della direttiva potrebbero essere in primo luogo aziende statunitensi com Dell, HP e Microsoft, che vedranno ridursi gli ordini di un cliente oggettivamente importante. Non è detto tuttavia che al Governo cinese risulti facile interrompere del tutto la dipendenza dalle aziende occidentali, soprattutto per quanto riguarda il software e quando si prende effettivamente alla lettera il concetto di risorse interamente sviluppate in patria.


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