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Come sarà "Azione", il movimento politico di Calenda

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

“Non siamo condannati a scegliere il male minore”. È una sorta di mantra, quello con cui l’ex-ministro ed eurodeputato Carlo Calenda ha tenuto a battesimo oggi alla sede della Stampa Estera a Roma “Azione”, il suo nuovo movimento politico. Davanti ai cronisti stranieri, Calenda ha svelato il simbolo e la grafica, con la scritta bianca Azione su uno sfondo blu e con una freccia che ne attraversa la “A” da sinistra a destra.

Con lui, tra gli altri, il senatore ex-Pd Matteo Richetti, che ha aderito al nuovo soggetto. Un soggetto, come ha spiegato l’ex-ministro, che ambisce a raccogliere la gloriosa eredità del Partito d’Azione e a trovare una sintesi tra visioni convenzionalmente considerate di destra e di sinistra. E che si propone obiettivi ambiziosi, se è vero che il suo fondatore ha già fatto sapere che “l’Italia di tutto ha bisogno tranne che arrivi un altro bullo che dice “adesso faccio io, risolvo io”. Non faccio lo sbruffone, dico solo che se saremo al 3% – ha aggiunto – non saremo alle elezioni”.

Alla base dell’elaborazione politica e della scelta di creare Azione, per Calenda c’è il rifiuto dell’attuale assetto e dei protagonisti della politica italiana, a partire dal suo ex-premier Matteo Renzi e dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, assieme al quale si era presentato alle ultime Europee. “‘Pd e Italia Viva – ha detto – sono dei riformisti rammolliti perché hanno paura, sono succubi e tradiscono i loro valori. I riformisti vincono se esprimono un’azione forte come il governo Renzi che oggi viene tradito proprio da Renzi con la fallimentare alleanza con M5S'”.

Particolarmente energica la polemica con l’ex Premier, reo di essersi alleato con M5s dopo avere posto a lungo un veto, nel Pd, proprio a questa ipotesi: “Renzi è pienamente dentro l’alleanza con M5s. Vota i provvedimenti di M5s, e il fatto che la mattina li voti e il pomeriggio dica che li ha votati per sbaglio non cambia le cose”.

Sull’altro fronte, Calenda è sferzante come sempre con Luigi Di Maio e Matteo Salvini: “Nessuno affiderebbe un bar o un’edicola a Di Maio o Salvini, però gli affidiamo il governo, perché non pensiamo che lo stato sia nostro. Noi non promettiamo rivoluzioni come i Cinque stelle nè di riformare tutto il globo terracqueo. Vogliamo gestire lo Stato, vogliamo offrire il buon governo”.

Quanto ai temi all’ordine del giorno, Calenda non elude la questione delle elezioni in Emilia-Romagna, manifesta il proprio apprezzamento per il governatore in carica, Stefano Bonaccini, ma lo avverte: “Daremo una mano a Bonaccini se non si alleerà con M5s. In politica conta la parola, se la parola non ha valore la politica non ha valore. Noi con M5s non facciamo alleanze, perchè li consideriamo il male di questo paese, come Salvini”. Il processo organizzativo di azione, infine ha spiegato Calenda, partirà da “uno statuto da partito con organi democratici e un congresso che si celebrerà a giugno”. 

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