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“Palermo, non lasciare squillare l’allarme invano. Aspettando la rivincita”

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: SPORT

FOTO PUGLIA / PEPE

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Alzi la mano chi, come me, all’inizio del mese d’agosto non avrebbe messo la firma in calce alla classifica di metà novembre del Girone I di Serie D che vede il Palermo solo in testa con 10 vittorie su 11 partite e 9 punti di vantaggio sulle inseguitrici. E dunque non strappiamoci le vesti nel più consueto tra gli estremismi della nostra tifoseria.

Detto questo, non sarebbe corretto sottacere alcuni problemi emersi nella partita contro il Savoia. In primis, la totale dipendenza del gioco della squadra dalla prestazione di Martin: sono bastati un’asfissiante marcatura a uomo e il peso di un cartellino giallo rimediato all’inizio per condizionare la manovra di tutta la squadra. A questo bisogna aggiungere la pessima giornata degli esterni, con una particolare nota di demerito per “gli alti”, di cui uno si ostina a non comprendere che il calcio è un gioco di squadra e l’altro s’è fatto espellere come un pollo.

E, in capo a tutto, non ho capito bene se l’allenatore non si sia proprio accorto dell’andazzo che aveva preso la partita, ovvero se diffidava sulle possibilità di modificarlo con eventuali cambi in corso d’opera. Il che è anche peggio. Al di là dell’arbitraggio pessimo e delle indisponenti manfrine dei mestieranti del Savoia, i fatti dicono che è bastato incontrare il primo succedaneo di squadra di calcio per mettere in crisi alcune delle nostre certezze.

Ma non devo predicare bene e razzolare male abbandonandomi al pessimismo: voglio sperare che invece si sia trattato solo di una giornata storta capitata in concomitanza con l’incontro con una delle nostre pecore nere. Ci sarebbe da chiedersi, con tutto ciò che i Savoia hanno combinato al Sud, come fa a mantenere questa denominazione una squadra che ha sede a pochi passi da Napoli. Capirei magari un Savoia di Chivasso o di Pinerolo, ma un “Savoia di Torre Annunziata” a me pare un ossimoro.

Tra le altre ragioni che mi rendono indigesto il Savoia, alcuni incroci negli anni della Serie C: un 5-1 rimediato in trasferta che ancora ricordano e soprattutto i play-off di circa 20 anni fa quando rimediammo una doppia sconfitta per 1-0, la prima al San Paolo con un rigore discutibile, la seconda alla Favorita in una partita drammatica finita con le fiamme in gradinata e il Palermo in 8 per le espulsioni di Beppe Compagno, Biffi e Antonaccio. Anche in quella circostanza il Savoia mostrò, più che fisiologica e virtuosa “cazzimma”, un atteggiamento provocatorio e una serie di sceneggiate nella miglior tradizione partenopea (altro che gianduiotti e bagna cauda !!) oltre ad alcuni giocatori-chiave, come il provocatore professionale Califano e due elementi di spessore che alcuni anni dopo avrebbero incrociato, con opposte fortune, il destino del nostro Palermo: il mitico Giulio Migliaccio e il portiere del “travaso” Generoso Rossi.

Sperando che chi ha orecchie per intendere non lasci squillare invano il campanello d’allarme e che il cammino della nostra squadra incroci solo eccezionalmente quello degli indigesti “savoiardi”, concludo con le parole di Don Ciccio Tumeo, fedele servitore del Principe Fabrizio di Salina cui diceva: “Ero un fedele suddito, sono diventato un borbonico schifoso. Ora tutti Savoiardi sono! Ma io i Savoiardi me li mangio col caffè, io”. Aspettiamo con fiducia il match di ritorno sperando, come Don Ciccio, di “tenere tra il pollice e l’indice un biscotto fittizio” da inzuppare nella tazza dolce e fredda della rivincita.

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