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Il pressing del centrodestra per sciogliere le camere e andare al voto

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Sciogliere al più presto le Camere e portare il Paese al voto. Il centrodestra è in pressing. La tesi è che la vicenda Ilva sia la goccia che ha fatto traboccare il vaso e il Capo dello Stato Sergio Mattarella dovrebbe fare delle valutazioni in merito. “Qualcuno deve cominciare ad assumersi le responsabilitaàdi quanto successo”, dice per esempio un ‘big’ del Carroccio.

Il partito di via Bellerio si prepara eventualmente a sostenere qualsiasi misura il governo abbia in mente per riparare alla fuga di Arcelor Mittal. Va bene ripristinare lo scudo penale, andrebbe bene anche la strada della nazionalizzazione, ma – il ‘refrain’ – “qui la questione è politica”.

L’appello a serrare i ranghi, a far prevalere il ‘sistema Paese’ arrivato dalle alte cariche istituzionali verrà accolto per salvare lavoratori e imprese ma – la domanda che si fanno molti ‘ex lumbard’ – chi deve essere il garante del Paese perché non ha fatto nulla quando al Senato i grillini si sono opposti a qualsiasi tutela legale per Arcelor Mittal? E perché si permette che un gruppo di pentastellati tenga in scacco l’Italia? 

Matteo Salvini, investito anche dalle accuse secondo cui il Carroccio avrebbe ‘lucrato’ su Arcelor Mittal, contrattacca: “Faremo partire querele a chi dice che abbiamo azioni”. È il tesoriere Centemero a chiarire: “I bond da 300 mila euro di ArcelorMittal sono stati acquistati dalla Lega Nord nel 2011 e presi in carico su un fondo titoli di Unicredit il 10 luglio 2013. Ho provveduto alla dismissione di tutti i titoli nel 2015″.

Lo scontro con M5s è senza esclusioni di colpi, con Di Maio che ieri ha rilanciato la tesi illustrata due giorni fa dal viceministro Buffagni. Ma per i leghisti si tratta di un ennesimo autogol che avvicina sempre più i ‘ribelli’ del Movimento che guardano a destra. Alla Camera si infittiscono i contatti con alcuni M5s che ritengono sbagliata la mossa del governo con il Pd.

Si fanno i nomi, tra gli altri, di Raduzzi e di Maniero ma di ‘transfughi’ per ora non ce ne sono. Neanche al Senato dove c’è maggiore fermento.

In ogni caso l’ex ministro dell’Interno apre ancora una volta le porte: “Altre forze politiche ci chiedono di continuare la propria battaglia con la Lega. Se sono persone perbene, noi non avremo nessun problema ad accoglierle”. Per gli ‘ex lumbard’ il caso Ilva è il ‘big bang’ che affosserà il premier Giuseppe Conte. “Noi abbiamo presentato degli emendamenti al dl fiscale e siamo pronti a votare anche provvedimenti degli altri partiti – sottolinea il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari – per salvare il salvabile. Ma un attimo dopo il nostro voto questo governo deve andare a casa”.

Accuse anche al Pd che ha deciso di schiacciarsi sulle posizioni di Grillo. “Ricordiamoci che lui ha detto più volte di voler smantellare tutto”, incalza il capogruppo leghista. La Lega chiede a Di Maio di mostrare le carte di Arcelor Mittal. E Rixi osserva: “La nazionalizzazione? Ma con quali soldi? Quelli sequestrati alla famiglia Riva che devono servire per la bonifica?”.

Il partito di via Bellerio ha il sospetto che il governo ricorrerà a una nuova tassa per uscire dallo stallo. Ma anche qualora l’esecutivo dovesse pensare alla nazionalizzazione l’interrogativo è un altro: “Il governo più europeista della storia – si chiede il leghista Borghi – avrà il coraggio di andare allo scontro con l’Ue sia per le regole che per il deficit?”.

Anche FI chiede all’esecutivo di trarre le conseguenze sul caso Ilva. “Sono preoccupato quando gli stranieri scappano dall’Italia, come sta accadendo per la drammatica vicenda dell’Ilva di Taranto, per colpa dell’irresponsabilità di un governo inadeguato”, dice Berlusconi che ha riunito ad Arcore i vertici azzurri: “Conte è al capolinea. Il voto è vicino”.

Anche per questo motivo – la linea emersa – serve unità, qualsiasi alternativa è senza prospettiva”. Sulla vicenda Ilva attacca anche Fratelli d’Italia: “L’avere paventato il ritiro dello scudo forse ha rappresentato da parte del governo un grande passo falso a ulteriore dimostrazione che dello Stato italiano non ci si può fidare. Penso che sia necessario fare tutto il possibile per scongiurare che 20 mila lavoratori rischino il posto di lavoro e investire su di un serio progetto di bonifica dell’area”, ha spiegato Giorgia Meloni a Catania. 

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