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"ArcelorMittal chiede 5 mila esuberi. Inaccettabile", ha detto Conte

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Il motivo che ha portato ArcelorMittal a recedere dall’investimento nell’Ilva non è la clausola per la tutela penale, ma la non sostenibilità dell’investimento con una produzione di acciaio ridotta che richiederebbe all’azienda la necessità di tagliare 5 mila posti di lavoro. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo l’incontro con i vertici della multinazionale indiana a Palazzo Chigi: “Il governo ha dichiarato la disponibilità a reintrodurre lo scudo penale”, ha detto Conte, ma è emerso chiaramente nel corso della discussione alla presenza dei vari ministri è che lo scudo “non è la vera causa del disimpegno e del recesso”. “Lo scudo penale non è un falso problema”, ha aggiunto. 

“Un piano di esuberi da 5 mila persone”

“L’azienda ritiene che non sia sostenibile economicamente l’impianto produttivo e non sia possibile garantire i livelli occupazionali”, ha continuato il presidente del Consiglio. “Ci è stato presentata necessità di una riduzione di 5 mila unità del personale. Noi riteniamo non sia accettabile per noi lasciare 5 mila famiglie senza un lavoro. Il governo ha ribadito la volontà di continuare a negoziare con l’azienda, come anche la strategicità di questo polo produttivo”, ha proseguito Conte. “Avevano fior di consulenti per fare la due diligence“, ovvero le analisi tecniche fatte dagli investitori prima di sborsare denaro per l’acquisto di asset aziendali, eppure, prosegue Conte, si sarebbero accorti solo dopo che non era sostenibile: “Non facciamo prenderci in giro”, accusa il premier. 

“Non possono ritirarsi ora. Per noi è allarme rosso”

“Vogliamo preservare il progetto industriale che ci è stato presentato a seguito di una gara di procedura pubblica dove i dettagli sono stati tutti specificati e sono diventati clausole di uno specifico contratto”, ha detto Conte, che poi aggiunge: “Non sono solito fare allarmi, ma da per noi è scattato un allarme rosso. Da ora in poi questa sarà assoluta priorità del governo risolvere questa crisi”. Conte ha poi negato alcuna responsabilità del governo: “Non sono imputabili al governo le cause. Non è possibile dire ora che ci si ritira dall’investimento, dopo che si è vinta la gara dove partecipavano anche altre aziende. Invitiamo l’azienda a rimeditate queste sue iniziative, siamo determinati a difendere con massimo rigore e impegno, e fare tutto il necessario per assicurare il rilancio della Ilva e di Taranto. Non lasceremo gli operai da soli. Abbiamo invitato Mittal a prendersi un paio di giorni e farci una proposta per assicurare continuità livelli occupazionali, produttivi e ambientali. Domani convocheremo i sindacati”, ha concluso. 

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