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Dalla manovra al voto in Emilia, la corsa a ostacoli del governo

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Le fibrillazioni della maggioranza sulla manovra e la replica di M5s e Pd alle parole di Matteo Renzi, fanno tornare di nuovo la parola ‘crisi’ nelle agende dei palazzi della politica, e ancora una volta anche il voto anticipato non viene escluso da nessuno, soprattutto visto che dal Quirinale già nelle scorse settimane era stata fatta trapelare ai partiti la considerazione per cui, in caso di crisi di questo esecutivo, al momento, l’unica opzione possibile sarebbero ormai le elezioni. Ma in politica le strade raramente sono rettilinee e dunque anche in questo caso molte sono le variabili, dalla manovra al taglio dei parlamentari, a corollario dei futuri scenari.

Ecco dunque i principali passaggi che, calendario alla mano, mostrano i vari scenari con tutte le indicazioni e controindicazioni sui singoli step:

La manovra

È un disegno di legge, spesso con alcuni collegati, che va varato dalle Camere entro il 31 dicembre, e senza l’approvazione definitiva si entra nel regime di esercizio provvisorio, ipotesi considerata negativa sia dal Colle che da tutte le forze politiche, senza contare il giudizio di Bruxelles e dei mercati internazionali. Fino al varo della manovra, dunque, difficilmente il governo potrebbe cadere e infatti la maggioranza sta cercando una quadra e le opposizioni non alzano i toni dello scontro in modo definitivo. Il testo della manovra dovrebbe giungere alle Camere entro la prossima settimana, e da allora comincerà la cosiddetta sessione di bilancio che solitamente dura circa un mese e mezzo. 

I decreti in scadenza

Da quello fiscale al decreto sulla scuola, fino all’ultimo in ordine di tempo sullo sblocco delle procedure per la ricostruzione delle zone terremotate del Centro Italia, molti sono i decreti legge da convertire da parte delle Camere. Ci sono due mesi di tempo per convertirli in legge ma questo può avvenire anche a Camere sciolte.

Il milleproroghe

È un decreto legge con il quale tradizionalmente si perfeziona la manovra, aggiungendo o togliendo elementi di bilancio, prorogando spese e scadenze che non potevano rientrare nella legge complessiva. Negli anni passati è stato indicato come ‘assalto alla diligenza’, luogo di spese eccessive e regalie ingiustificate; da qualche anno è stato ‘asciugato’ e le mille proroghe sono diventate poche centinaia. Solitamente si approvava alla fine di dicembre ma da qualche anno si esamina in primavera. Non sarebbe un ostacolo al voto e comunque, una volta varato, potrebbe essere convertito in legge anche dalle Camere sciolte in regime di prorogatio.

Il taglio dei parlamentari

È uno degli elementi che potrebbero influire di più sulla durata della legislatura. Al netto delle valutazioni personali dei singoli deputati e senatori sul futuro di ognuno, la caduta del governo e le elezioni anticipate potrebbero far slittare di 5 anni l’entrata in vigore della riforma voluta dal M5s e votata in via definitiva a larghissima maggioranza l’8 ottobre, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 12 ottobre.

In base all’articolo 138 della Costituzione può essere chiesto un referendum costituzionale sulla riforma entro tre mesi dalla loro pubblicazione. Fino al 12 gennaio 2020, dunque, si dovrà aspettare questa scadenza. Se si sciogliessero le Camere entro quella data, la riforma non si applicherebbe alle elezioni anticipate e dunque in primavera si eleggerebbero di nuovo 945 parlamentari invece dei 600 previsti dalla nuova versione della Costituzione.

Stessa cosa si verificherebbe se si riuscisse a chiedere il referendum ma il governo cadesse prima che la consultazione popolare venisse celebrata: l’iter della legge di riforma non sarebbe compiuto ed essa non potrebbe essere applicata. Il referendum slitterebbe ai mesi successivi alle elezioni anticipate e solo dopo altri cinque anni, a fine della prossima legislatura, si potrebbero eleggere solo 600 parlamentari, sempre che il referendum dovesse confermare la riforma.

Appena entrata in vigore la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari, servono altri due mesi di tempo, come prescrive la riforma stessa, affinché il governo proceda con la ridefinizione dei collegi elettorali. Essendo una delega già contenuta nella riforma approvata, il governo potrebbe esercitarla anche a Camere sciolte. Tuttavia, la ridefinizione dei collegi è passaggio fondamentale per poter tornare alle urne con la riforma costituzionale in vigore.

Le riforme costituzionali

Nell’accordo di governo, siglato dalle forze di maggioranza, sono previste una serie di riforme costituzionali da mettere in campo per controbilanciare gli effetti del taglio dei parlamentari, compresa una nuova legge elettorale. I giallorossi si sono dati una road map, da qui a fine anno, per mettere in cantiere le varie riforme, tra cui la modifica dell’elezione del Senato da regionale a circoscrizionale, così da uniformare le due modalità di elezione tra Camera e Senato ed evitare, come successo in passato, due risultati diversi alle urne nei due rami del Parlamento.

Si tratta, però, di riforme che non avrebbero alcun ‘peso’ nell’influenzare un eventuale scioglimento anticipato delle Camere. In sostanza, anche se la maggioranza è decisa ad andare avanti con il ‘pacchetto’ di riforme concordato, compresa la legge elettorale, con un testo da presentare entro la fine di dicembre, se la legislatura dovesse terminare in anticipo, l’unico effetto sarebbe quello di restare ‘monche’, ovvero non completare tutto l’iter richiesto di due letture conformi per ciascun ramo del parlamento (fatta eccezione per la riforma elettorale che, trattandosi di legge ordinaria, ha un iter piu’ rapido).

L’unica ‘ricaduta’ su elezioni anticipate potrebbe averla la riforma elettorale, qualora venisse approvata prima dello scioglimento delle Camere. In quel caso, si andrebbe a votare con il nuovo sistema, altrimenti si voterebbe nuovamente con il Rosatellum bis

Le elezioni regionali

In Emilia Romagna si voterà a inizio anno, il 26 gennaio. Anche se la data del voto non è stata ancora fissata, sempre a gennaio potrebbe toccare anche alla Calabria. Soprattutto dal voto in Emilia potrebbe arrivare una indicazione forte all’esecutivo, in un senso o nell’altro. Se i partiti di maggioranza venissero bocciati dalle urne, come successo in Umbria, il governo potrebbe subire uno scossone esiziale, in caso contrario potrebbe ricevere una nuova boccata di ossigeno.

L’incrocio tra l’esito, politico, di queste elezioni, la situazione istituzionale della riforma del taglio dei parlamentari e, ogni giorno di più, la tenuta della maggioranza, potrebbe essere dunque il mix che farà capire quanto durerà ancora la legislatura.

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