Politica

La discussione politica su Twitter degli ultimi giorni

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Abbiamo preso in analisi lo schieramento degli sconfitti dopo le elezioni regionali umbre: Pd, M5s e più oltre ad altre voci critiche dell’alleanza tra Dem e Movimento come Carlo Calenda e Potere al Popolo. La sconfitta netta in Umbria apre la resa dei conti nell’alleanza di Governo, e non solo: anche Carlo Calenda e Potere al Popolo attivissimi su Twitter nell’analisi post voto.

Sentiment negativa al 100% nei contenuti pubblicati dagli sconfitti, componente maschile preponderante (86%), ma soprattutto si impone un outsider: Stefano Bonaccini, Governatore della regione Emilia-Romagna: il più ritwittato e in grado di ottenere il più alto valore di interazioni (engagement), entra nella discussione post voto spostando il focus sulle prossime elezioni regionali del 2020 nella sua regione; un test fondamentale per i Dem. Della serie: guardiamo avanti, cercando di ricompattare le forze.

Una differenza tra me e Borgonzoni?
Lei parla di Salvini, io dell’Emilia-Romagna pic.twitter.com/O78UhOS6A1

— Stefano Bonaccini (@sbonaccini)
October 28, 2019

 

Caro ⁦@nzingaretti⁩ non credo che la sconfitta in Umbria derivi dal mio “disimpegno” dovuto all’alleanza con i 5S. Altro non voglio aggiungere. La situazione è grave. A disposizione per parlarne quando e se vorrai. ⁦@Pdnetworkpic.twitter.com/hFrLGs5aVU

— Carlo Calenda (@CarloCalenda)
October 28, 2019

 

Non diciamo fesserie: 1) 1000 vs dichiarazioni “Lega e 5S sono uguali; 2) altrettante “mai la scissione” 3) siete al Governo con i 5S #Umbria è conseguenza; 4) in tutta UE con sondaggi contrari i sovranisti sono stati battuti da Democratici coraggiosi. Voi non lo siete. https://t.co/tdSPw8DpKm

— Carlo Calenda (@CarloCalenda)
October 28, 2019

 

E’ la settimana delle new entry, infatti oltre a Bonaccini anche Giorgio Cremaschi, di Potere al Popolo, si inserisce nella discussione post voto non risparmiando critiche, posizionandosi secondo per quantità di tweet pubblicati (12%): l’obiettivo è proprio il Governo #ConteBis, “colpevole” di aver rafforzato la Lega, a suo giudizio.
 

Una cosa è chiara dal voto #Umbria :
chi ha fatto il governo #Contebis chi lo ha sostenuto chi ha detto chiunque purché non Salvini ha solo rafforzato destra #Lega Salvini cioè ha fatto campagna elettorale per loro
Chi sceglie il meno peggio porta al peggio@potere_alpopolo

— Giorgio Cremaschi (@CremaschiG)
October 27, 2019

 

La sconfitta è l’occasione anche su Twitter per riaffermare l’opinione di chi è sempre stato critico all’unione tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, come Matteo Orfini, che parla chiaramente di “alleanze innaturali”, ottenendo il 18% delle condivisioni, secondo dietro a Bonaccini:

Se perdi combattendo per le tue idee, sulla sconfitta puoi costruire.
Se perdi sacrificando le tue battaglie ad alleanze innaturali, puoi solo perdere ancora.
Torniamo a batterci per le nostre idee, anche se sembra difficile.
Anzi, soprattutto perché sembra difficile.

— orfini (@orfini)
October 28, 2019

 

Insomma, l’alleanza non convince e in molti pensano sia già archiviata, nei fatti. le elezioni in Umbria hanno aperto una fase politica nuova anche su Twitter.

Contro l’odio e le fake basterà la carta d’identità? Marattin (Italia Viva) apre il dibattito: “La pacchia è finita

Hate Speech and Fake News, odio e bugie in rete: se ne discute tanto, difficile trovare soluzioni definitive, ma le proposte non mancano e recentemente Luigi Marattin (Italia Viva) ha innescato un nuovo dibattito ipotizzando una legge che obblighi chiunque apra un account social a registrarlo tramite l’invio di un documento di identità.

Un modo per rafforzare a suo giudizio, il principio di responsabilità e la riconoscibilità degli autori di contenuti discriminatori e degli haters seriali. Lo stesso Marattin ha lanciato in queste ore una petizione online contro l’anonimato online, sostenendo: “La pacchia è finita”.

Alcuni autorevoli commentatori e giornalisti si sono dichiarati apertamente contrari, con argomentazioni tecniche dettagliate e approfondite; la discussione è attualmente vivacissima e in pieno svolgimento sul web. Su Twitter infatti l’interesse è molto alto, nonostante non si tratti di un argomento particolarmente popolare: l’audience ha prodotto quasi 20 mila tweet e 19 mila condivisioni; numeri sorprendenti se confrontati alla discussione sulla riduzione del numero dei parlamentari che aveva toccato quota 21 mila tweet e 60 mila retweet (link).

Ovviamente proprio Marattin e Italia Viva sono i più menzionati ma l’audience è pressoché divisa in parti molto simili: 55% di sentiment negativa e 45% positiva. Si tratta di una proposta che polarizza le opinioni e che trova volumi di favorevoli e sfavorevoli non molti diversi.

Anche sulla petizione le opinioni e le emozioni sono divise e contrapposte: analizzando prima i soli contenuti testuali dei tweet e poi le sole emoji, disapprovazione e gioia sono le emozioni prevalenti, molto vicine anche l’ammirazione e l’odio. La conferma che arriva anche dalle parole più usate nei tweet pubblicati: “proposta senza senso” da un lato, e “aprire profili social” dall’altro. Lo stesso Marattin ottiene il maggior numero di condivisioni (30%), seguito da Boldrini (7%) che sebbene riconosca il problema non condivide la proposta del deputato renziano.

Da oggi al lavoro per una legge che obblighi chiunque apra un profilo social a farlo con un valido documento d’identità. Poi prendi il nickname che vuoi (perché è giusto preservare quella scelta) ma il profilo lo apri solo così.

— Luigi Marattin (@marattin)
October 29, 2019

Il problema posto da #Marattin esiste: bisogna arginare odio online

Eliminare anonimato non è però la soluzione anche perché spesso, chi insulta, non si nasconde

Serve legge che imponga rimozione dei contenuti illeciti e, soprattutto, serve tanta educazione civica digitale

— laura boldrini (@lauraboldrini)
October 29, 2019

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