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Il Palermo gode in testa alla classifica ma Beethoven… si rivolta nella tomba

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Questa cosa della Nona sinfonia suonata dal Palermo a Nola è diventata una gran camurria, un tormentone decisamente stucchevole, il trionfo del luogo comune “ad minchiam”.

Ha cominciato lo scontatissimo telecronista di Eleven, un vero fuoriclasse delle frasi fatte, che l’ha ripetuta sei o sette volte nel corso di una partita che assomigliava molto di più a un sonnacchioso spartito musicale di infimo ordine: “Il Palermo si prepara a suonare la nona sinfonia”, per dire che la squadra di Pergolizzi si avviava alla sua nona vittoria di fila. E così via, mentre andava avanti la sfida – si fa per dire – sul campo di Nola, che le bizzarre telecamere non sono riuscite mai a inquadrare per intero, fino al golletto vincente di Edoardo Lancini che ha consentito ai rosanero, con qualche sofferenza di troppo, di portare a casa altri tre punti d’oro. A quel punto, il tenace telecronista poteva affermare, con euforia e toni retorici, che la famosa Nona Sinfonia era stata adeguatamente suonata dal Palermo.

Non oso immaginare come e quanto Sua Infinità Ludwig Van Beethoven si sia rivoltato nella sua famosa tomba nel “quartiere dei musicisti” di Zentralfriedhof, il cimitero centrale di Vienna. Anche perché, non vorrei sbagliarmi, mi pare di avere intercettato qua e là qualche altro ricorso al quantomeno irriverente, se non blasfemo accostamento tra il nono successo consecutivo di una squadra di calcio di Serie D, pur adorabile come il nostro Palermo, e un immortale capolavoro della musica di ogni tempo.

Che dire di più? Picciotti, lasciamolo stare in pace il divino Beethoven e le sue meravigliose sinfonie, evitiamogli ulteriori rivolgimenti. Evitiamoli certi paragoni, anche perché questo ennesimo successo da record del Palermo – che ci riempie di gioia e che consente a Santana e compagni di dominare il campionato con ben otto punti di vantaggio sul sorprendente e valoroso Biancavilla, il che significa che per essere ripreso e superato dovrebbe perdere tre partite di fila e gli avversari etnei vincerne contemporaneamente tre di seguito, cosa che al momento sembra fantascientifica – è maturato a conclusione di una partita noiosa e stavolta giocata piuttosto male dalla capolista, che personalmente ho vissuto davanti al computer con una colonna sonora di imponenti sbadigli, considerato anche il nuovo, pesante orario in piena fase digestiva.

Non mi sto lamentando, puntualizzo: è che ho voluto scrivere qualcosa quando, di calcistico, non ci sarebbe stato praticamente nulla da dire, anche tutto il gran babbio precedente su Nona e Beethoven ha avuto questo scopo. Ribadisco d’altronde un concetto che ho già espresso in precedenza e che per me è chiarissimo, come credo lo sia per squadra, dirigenza e per l’intero popolo rosanero: quest’anno conta soltanto vincere le partite, tutte o quasi, senza pensare come e in che modo. Di riffa o di raffa, come ho scritto ieri in un mio post su feisbuc alla fine della partita Nola-Palermo, vincere e basta, per raggiungere prima possibile la certezza della promozione in Serie C. Poi sarà tutta un’altra storia.

Ultima cosa: mi ha fatto molto piacere, guardando il campo di Nola, tornare indietro nel tempo di oltre trent’anni, al 15 maggio 1988, quando ci andai (ti ricordi, carissimo direttore Guido Monastra, quando guidavi da pilota di Formula Uno per arrivare la domenica sera in tempo a Napoli per rientrare?) a seguire da inviato per il giornale L’Ora il Palermo di Serie C/2, rinato dopo la radiazione. I ragazzi di Peppino Caramanno ebbero la meglio per 3-1 e poi, come si sa bene, vinsero alla grande il campionato. Un bel precedente, che sia di ottimo auspicio.

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