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Coerenza, sudore, praticità: la ricetta di Pergolizzi per un Palermo (quasi) perfetto

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Mario Alberto Santana è il capitano e leader tecnico, “Gianni” Ricciardo il bomber, Martin il cervello della squadra, Lancini e Crivello le roccie, Pelagotti il muro, e poi gli under di qualità, ma dietro le nove vittorie consecutive del Palermo c’è un serio e preparato alchimista che ha trovato la formula giusta per far funzionare quella che fino a ora è parsa una macchina perfetta; parliamo di Rosario Pergolizzi.

Il tecnico classe 1968 è stato accolto con un po’ di scetticismo dall’ambiente rosanero, che in estate si aspettava un nome di grido per la panchina del Palermo. La dirigenza, invece, ha subito scelto un allenatore preparato, conoscitore della categoria ma soprattutto un palermitano. Pergolizzi, infatti, dalla prima conferenza stampa ha dichiarato di sentire la responsabilità di dover condurre i rosa in Serie C al primo colpo e questo spirito d’appartenenza sembra averlo trasmesso alla squadra sin dai primi giorni di ritiro. Del resto, è lui l’unico che può vantarsi di avere vinto uno scudetto con la Primavera rosa.

L’aspetto che più colpisce di questo Palermo è la forza mentale. La squadra – costruita con criterio da Sagramola e Castagnini – è compatta, “sente” la maglia, lotta e reagisce alle situazioni difficili, proprio come il suo allenatore, che ha dovuto affrontare anche l’infortunio che gli sta complicando la vita di tutti i giorni, costringendolo in stampelle. Pergolizzi è stato coerente da subito, il suo mantra è “prima i risultati”. E le vittorie sono arrivate, come nessuno si sarebbe aspettato, anche alla luce del fatto che i rosa si sono ritrovati in ritiro solo il 12 agosto e che soprattutto all’inizio la squadra ha dovuto “pagare” qualcosa nei secondi tempi in fatto di energie fisiche.

In 79 giorni, Pergolizzi è riuscito a creare un gruppo solido, consapevole dei propri punti di forza e di debolezza. Il Palermo ha dimostrato di essere di gran lunga la squadra più forte, anche quando non ha incantato per qualità di manovra. In casa si è sempre visto un gioco migliore, più brioso e le qualità tecniche dei singoli possono emergere. Lontano dal “Barbera” si gioca… un altro sport, con campi più piccoli o disastrati, spesso in erba sintetica e il tecnico palermitano ha trovato una formula vincente anche per queste situazioni.

Meglio di così Pergolizzi non poteva fare. Più avanti andrà la stagione, più l’allenatore potrà ruotare i calciatori, per valorizzare anche quelli che hanno giocato meno (già a Nola si è visto qualcosa) e magari con la testa dei rosanero più libera arriveranno anche le vittorie più rotonde. Senza mai abbassare la guardia, ma questo Pergolizzi lo sa bene.

(gm) Capita ancora di leggere, nei commenti, qualche critica all’allenatore. Onestamente, nessuno è perfetto ma Pergolizzi finora non ha sbagliato nessuna scelta, ha gestito uomini e atleti con risultati che nessuno (probabilmente nemmeno lui) avrebbe osato immaginare appena due mesi fa. Chi fa calcio professionalmente sa cosa vuol dire allenare una squadra “costretta” a vincere, in un ambiente sempre molto esigente anche se sei in serie D, gestire superfici di campo diverse e limitare al minimo gli infortuni, dover mettere fuori ogni domenica almeno 5-6 giocatori che sarebbero titolari in tutte le altre squadre del campionato. Poi, se vogliamo per forza lamentarci…..

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