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"In Umbria Pd e M5s hanno fatto bene a metterci la faccia" dice Dario Franceschini

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

In un’intervista a La Stampa di Torino, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dice che “ha fatto bene” il governo a metterci la faccia nella difficile partita elettorale in Umbria, “perché è una sfida importante per la regione ed è un dato politico importante per il Paese” ma anche per il fatto che “denota la differenza profonda che c’è tra questa alleanza e la precedente”, ovvero: “quella era un’alleanza tra avversari rimasti tali, noi indichiamo una prospettiva politica”.

Insomma per il titolare del dicastero del Collegio Romano, quella dell’Umbria “è la prima tappa di un percorso che deve durare nel tempo”. Dunque, dice, “mi ha fatto piacere vedere sullo stesso palco Conte, Zingaretti, Di Maio e Speranza, era quello che speravo avvenisse ed è avvenuto anche più fretta del previsto”. Ma se l’alleanza Pd-5S-LeU dovesse uscire sconfitta dalle urne, non rischia di indebolirsi?

La risposta per Franceschini è “no”, perché l’alleanza alla prova del voto “è un discorso strategico che vede proseguire nel tempo” e così dopo l’Umbria “ci saranno Calabria, Emilia Romagna, poi sempre nel 2020 Toscana, Liguria, Campania”. “Tutte le alleanze hanno vittorie e sconfitte”, ma il ministro si professa “ottimista sul risultato in Umbria” anche se non si tratta di un risultato che “può condizionare in senso positivo o negativo il futuro di un campo riformista che si ricandidi a governare il paese”.

E se domani l’alleanza così costituita perdesse in Emilia, sarebbe più grave? Anche in questo caso Franceschini risponde che in Emilia ci sono “tutte le condizioni perché Bonaccini, che ha governato bene, vinca” e perché “il centrosinistra vinca anche da solo” ma detto questo aggiunge: “Con l’alleanza che spero si faccia con i Cinque Stelle, in Emilia non c’è partita”. E sul fatto che Di Maio si ridurrà a ragione, Franceschini dice solo “un passo alla volta” anche se la prospettiva di un’alleanza stabile “ha la forza della ragione” e poi, sottolinea, “molto spesso i nostri elettori vanno più in fretta dei gruppi dirigenti”. Come a dire che è la base che spinge all’alleanza.

Anche su Renzi, Franceschini è fiducioso. Capisce l’assenza di una lista di Italia viva in Umbria, che “non si merita di essere consegnata alla Lega di Salvini” ma al tempo stesso il ministro crede pure “che Renzi sosterrà in Emilia Bonaccini e gli altri candidati nelle regioni, senza esitare”. Quanto al governo, poi, il ministro sa bene che “il percorso è difficile e complicato: siamo passati in poche settimane da essere avversari in Parlamento a stare insieme nello stesso governo”, ma detto questo pensa anche che “questa alleanza avrebbe già una sua motivazione sufficiente nell’aver evitato elezioni immediate, con un disastro nell’economia del Paese e in quel momento la probabile vittoria della destra”. “Inutile negare che quello sia stato il motore” confessa il ministro.

Quanto poi a corteggiamento di Renzi agli azzurri di Berlusconi, Franceschini ritiene che è normale che si vinca “portando elettori di un altro schieramento” e a lui personalmente interessa “più il lavoro sugli elettori che non sui parlamentari…”, chiosa polemico con l’ex premier. Infine un breve ragionamento su Draghi, “una delle personalità italiane più autorevoli dentro e fuori i nostri confini” ma inserirlo nel toto-nomi o per Palazzo Chigi per un dopo Conte o meglio ancora per il Quirinale dopo Mattarella “è inutile e fa perdere solo tempo”.

Ma se succedesse il patatrac si andrà subito al voto? Alla domanda Franceschini risponde ammettendo che il governo Conte “è l’ultimo di questa legislatura” e se si dovesse logorare l’alleanza “non si capisce come si potrebbe fare un governo con la stessa alleanza il giorno dopo”. “E non è una minaccia, ma una constatazione”, assicura il ministro.

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