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Mario Alberto Santana, “dritto o rovescio” è sempre grande… musica

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Santana

Ho visto e rivisto, sempre con uguale godimento, il gol da poesia del calcio che ha consentito al Palermo di battere anche il Licata, di vincere l’ottava partita di fila dall’inizio del girone I della Serie D, di dominare la classifica a punteggio pieno, con otto lunghezze di vantaggio sul terzetto delle inseguitrici Acireale, Biancavilla, Troina.

L’ho visto, lo vedo e lo rivedo e penso a quanto sia importante e suggestivo il cognome dell’autore: Santana Mario Alberto, da Comodoro Rivadavia, Argentina, 38 anni il prossimo 23 dicembre. L’uomo in più, con la sua classe superiore e la lunga esperienza ai massimi livelli del calcio italiano, per la squadra rosanero di Rosario Pergolizzi.

Sì, il suo cognome è di quelli che si ricordano facilmente perché richiama alla mente due straordinari personaggi certamente della mia generazione, ma credo anche per molti ragazzi di oggi appassionati di musica e di sport.

Il primo è un fuoriclasse assoluto della chitarra, grandissimo musicista, tra i monumenti viventi del rock: si chiama Carlos Santana, è messicano, ha 71 anni, un talento straordinario ancora capace di incantare il pubblico, regalandogli grandi suggestioni come è successo anche a me ascoltandolo “live” nel meraviglioso scenario del Teatro Greco di Taormina. Alcuni suoi pezzi leggendari fanno parte della colonna sonora della nostra vita: Oyo como va, Samba pa ti, Black Magic Woman, Corazon Espinado, per citarne qualcuno.

Poi c’è un altro Santana che un tempo fu un uomo di sport molto famoso: di nome fa Manuel Martinez, ma lo ricordiamo come Manolo, oggi ha 81 anni, è spagnolo di Madrid, è stato uno dei più grandi e popolari tennisti della storia. Il suo nome mi rimase impresso da ragazzino e non l’ho mai dimenticato: nel 1966, quando io avevo 10 anni e seguivo con molta passione anche il tennis, il mitico Manolo divenne il numero uno del mondo. Tra i tifosi italiani si fece una fama non proprio positiva: per due volte, nel 1961 e nel 1964, sconfisse infatti nella finale del Torneo del Roland Garros il grande e amatissimo campione italiano Nicola Pietrangeli.

Ed eccoci a lui, il nostro Mario Santana, di professione calciatore, 178 centimetri di altezza e 75 di peso, uno di quelli che, come dicevamo una volta noi appassionati, “dà del tu al pallone”, nel senso che ha una ottima tecnica individuale, in certi momenti se ne innamora anche un po’ troppo. Si può considerare un veterano: moltissime le sue partite in Serie A con Venezia, Palermo, Chievo, Fiorentina, Napoli, Cesena, Torino, Genoa. Gioca prevalentemente da attaccante esterno di sinistra, viene facile considerarlo un fantasista: quando sta bene, lo dico perché ha avuto qualche infortunio, è un piacere vederlo in campo.

Ho voluto fare questa piccola sua scheda, così come l’avevo fatta per gli altri due famosissimi Santana, perché è un po’ un privilegio avere questo cognome. Magari lui famoso non lo è altrettanto come i suoi illustri omonimi, ma popolare sì, certamente a Palermo dov’è senza alcun dubbio un beniamino dei tifosi.

Mario ha deciso, quasi trentottenne e con una signora carriera alle spalle, di scommettersi nel progetto di rinascita del Palermo e già questo gli fa davvero onore, facendogli meritatamente guadagnare la fascia di capitano. Se poi fa quello che ha fatto domenica scorsa per fare vincere la squadra davanti ai propri tifosi, è destinato a diventare uno degli idoli della storia rosanero: controllo perfetto aereo del pallone che gli arrivava da molto lontano e morbidissimo pallonetto “di prima” che scavalca il portiere del Licata, gonfia la rete, fa esplodere lo stadio Barbera, mette il sigillo sull’ottava vittoria del Palermo dominatore della Serie D. Cose di categoria ben superiore, gesto tecnico da campione.

Cosa vogliamo di più dalla vita? Basta così, non ci serve neanche un Lucano. E’ la fortuna di chiamarsi Santana: Carlos, Manolo, Mario Alberto …

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