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La polizza assicurativa del governo è l'elezione del capo dello Stato, dice Renzi

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Le carezze di Matteo Renzi e le bordate di Teresa Bellanova. L’ultima giornata di Leopolda si conclude così come le due precedenti, con lo stato maggiore del nuovo partito a caricare contro alleati e avversari politici e il leader a smussare gli angoli. Ad aprire le danze è la ministra dell’Agricoltura, presidente di Italia Viva, che si spinge a parlare di “bande armate” per descrivere quale fosse il clima nel Partito Democratico prima della scissione.

Parole che sono state accolte con un misto di sorpresa e rabbia al Nazareno e a poco sono servite le ‘carezze’ arrivate poco dopo da Matteo Renzi. E dire che, pochi minuti prima, era stato lo stesso Nicola Zingaretti, oggi a Norcia, a cercare di riportare un minimo di calma nella compagine di governo: “Ripartiamo più uniti perché ricordo a tutti che l’avversario è la destra. O si organizza un campo alternativo alla destra o regaliamo il Paese a Salvini”.

Posizioni che non fanno breccia in Teresa Bellanova che sale sul palco e si toglie subito un sassolino: “Quelli che criticavano il mio vestito” il giorno del giuramento al Quirinale “non attaccavano me ma Matteo Renzi che mi aveva voluto li'”. Una polemica che si era andata auto alimentando sui social, ma che non aveva trovato molte sponde tra gli esponenti politici. Il passaggio più duro, tuttavia, Bellanova lo riserva al Pd: “Non potevamo rimanere più, c’erano troppe guerre e troppe bande armate”.

E ancora, verso il vice segertario dem Andrea Orlando: “A quelli che non sanno vedere la differenza tra Papeete e Leopolda diciamo: avete gravi problemi, perché siete animati dal rancore”. E questo nonostante lo stesso Orlando abbia negato più volte di aver accostato la Leopolda al Papeete. Una smentita ignorata alla kermesse fiorentina, tanto che perfino Renzi dedica una parte del discorso conclusivo al suo ex collega: “Chi ci accosta al Papeete farebbe bene ad andarci”. Fin qui il bastone. Ma Renzi, dal palco, fa largo uso anche della ‘carota’. L’ex presidente del Consiglio si rivolge a Dario Franceschini e Nicola Zingaretti chiamandoli “amici” per proporre loro di riprendere in mano il progetto Ventotene, quello che voleva fare dell’isola la casa dell’Europa.

Ma è a Giuseppe Conte che Renzi offre una vera e propria polizza assicurativa sulle sorti del governo chiamata Colle. Perché Matteo Renzi dice a Conte che questa legislatura deve andare avanti per eleggere un Presidente della Repubblica europeista e scongiurare che su quella elezione metta le mani Salvini. “Il presidente della Repubblica è fondamentale. Se rimane in vita questa legislatura il Presidente della Repubblica sarà espressione di forze politiche che credono nell’Europa, che non affollano le piazza con Casapound. Questa legislatura ha il dovere costituzionale di di garantire una maggioranza nettamente pro Europa per l’elezione del Capo dello Stato”. Non c’è interesse da parte di Italia Viva a destabilizzare lo scenario politico, insomma. Anche se, a ben guardare, Renzi continua a parlare di legislatura e non cita il governo.

A questo Renzi aggiunge una proposta che è anche una sfida in vista del vertice di maggioranza previsto domani: mettere mano a una spending review in grado di tenere basso il carico fiscale sui cittadini. “Caro presidente Conte, se vuoi combattere l’evasione fiscale, ti faccio conoscere il luogo da cui sono nate le misure che hanno fatto recuperare 15 miliardi di evasione”, dice indicando la platea della Leopolda.

“Teniamo la pressione fiscale alla stessa percentuale dello scorso anno, questa e’ la nostra proposta. Abbassiamo le spese mettendo cinque professionisti coinvolti da Italia Viva a lavorare alla revisione della spesa”. Quello su cui Renzi non arretra è Quota 100, considerato “uno spot da 20 miliardi”. In ogni caso, il leader del nuovo partito sposta il mirino sulle destre che, dopo la piazza di ieri, appaiono nuovamente unite. Per Renzi, a San Giovanni c’è stato “un passaggio di consegne” che rappresenta anche un mutamento genetico nella destra italiana, passata dai liberal che in Europa stanno nel Partito Popolare ai sovranisti di Salvini, Orban e Le Pen. Di qui l’invito ai moderati di centrodestra che ieri non erano in piazza: “Venite a darci una mano, Italia Viva è aperta”. 

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