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Ecco come sarebbe il Parlamento dopo il taglio degli eletti

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Dagli attuali 945 ai futuri 600 parlamentari. Una ‘sforbiciata’ degli eletti complessivi pari al 36,5%. È la diretta conseguenza dell’approvazione definitiva della riforma costituzionale targata M5s, e ora appoggiata anche da Pd, Leu e Italia viva (nonostante nelle tre precedenti votazioni abbiano votato contro), tutte forze che sostengono il governo Conte II.

Ma quanto spazio si ‘libererà’ alla Camera e al Senato con 345 parlamentari in meno? Abbiamo provato a sottrarre il numero di seggi dagli attuali emicicli dei rami parlamentari. Sappiamo che non è così che si presenteranno Camera e Senato nella prossima legislatura. Ma per avere un impatto ‘visivo’ del taglio, questa simulazione può risultare utile. 

Come potrebbe essere la Camera

Oggi alla Camera i deputati sono 630. E l’emiciclo appare così. 

La Camera oggi

Dalla prossima legislatura saranno 400. Viene ridotto anche il numero degli eletti all’estero: si passa dagli attuali 12 a un massimo di 8. A seguito della modifica costituzionale cambia anche il numero medio di abitanti per ciascun parlamentare eletto. Per la Camera dei deputati tale rapporto aumenta da 96.006 a 151.210. 

La Camera dopo il ‘taglio’ (fotosimulazione di Franco Cristino)

Come potrebbe essere il Senato

I senatori attualmente sono 315. E tanti sono i posti a Palazzo Madama.

Il Senato oggi.

Diminuiranno a 200. Viene modificato anche il numero degli eletti all’estero, che passano da 6 a 4. Il numero medio di abitanti per ciascun senatore cresce, a sua volta, da 188.424 a 302.420. Qui l’aumento degli spazi vuoti è molto più evidente.

Il Senato dopo il ‘taglio’ (fotosimulazione di Franco Cristino)

Il referendum radicale

In attesa di conoscere l’idea architettonica – dopo quella politica – delle Camere più ‘snelle’, in settimana il partito Radicale ha depositato in Cassazione la richiesta di referendum confermativo sulla riduzione del numero dei Parlamentari. Ai Radicali restano 88 giorni per raccogliere 500.000 firme a meno che il referendum non lo richiedano un quinto dei membri di una delle due Camere oppure da cinque consigli regionali. 

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