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Tassa di WhatsApp, 0,20$ al giorno per le chiamate VoIP: il Libano fa marcia indietro

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

L'hanno chiamata la tassa di WhatsApp, ed è bastato il suo annuncio da parte del Governo libanese per scatenare l'ira della popolazione, che da ieri sera occupa le strade di Beirut in segno di protesta con manifestazioni sfociate purtroppo anche in violenti scontri.

Facciamo ordine per capire la situazione: siamo – come detto – in Libano, Paese che vive costantemente una instabilità socio-economica alimentata da una crisi senza precedenti, con una disoccupazione alle stelle, un debito pubblico al 150% del PIL, una stagnazione perpetua e una moneta che ogni giorno che passa si svaluta sempre di più rispetto al dollaro. Così, nella manovra finanziaria stilata dalla coalizione guidata dal Primo Ministro Saad Hariri è comparsa a fianco dell'aumento dell'IVA e del prezzo della benzina anche una tassa sulle chiamate via internet (VoIP): non solo WhatsApp, dunque, ma anche servizi come Messenger, Skype e FaceTime.

Nella sua stesura originale, la gabella – rinominata dall'opinione pubblica in WhatsApp tax, appunto – prevede il pagamento di 20 centesimi di dollaro per ogni giorno in cui si effettuano telefonate VoIP (per un massimo di 6 dollari al mese, dunque, se si utilizza il servizio tutti i giorni). Per un Paese allo stremo, questo ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso – la "scintilla", l'hanno definita alcuni manifestanti -, scatenando l'ira dell'intera popolazione. La notizia e il conseguente dissenso hanno fatto il giro della rete, e nemmeno la decisione di eliminare la tassa dalla manovra ha fermato il malcontento della piazza. Questo il messaggio pubblicato su Twitter da Mohamed Choucair, Ministro delle Telecomunicazioni del Paese medio-orientale:


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