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Conte terrà la delega sui servizi segreti. La Lega: "Cadrà a gennaio"

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Nel governo c’è la convinzione che il premier sceglierà la linea della continuità. Nessuno strappo sulla gestione dei Servizi. Giuseppe Conte punta a tenersi la delega e al momento non lavora a stravolgimenti nella catena di comando dell’Intelligence. “Sarebbe come ammettere errori che non ci sono. Piuttosto occorrerà lavorare sulla fuga di notizie”, spiegava oggi un ministro senza comunque nascondere la preoccupazione per la fuoriuscita di notizie incontrollate, per una ‘spy story’ che pone interrogativi pure nella maggioranza.

Perché è vero che tra i vertici del Pd e dei pentastellati si escludono a priori conseguenze che possano coinvolgere il presidente del Consiglio ma erano in tanti ieri in Transatlantico – anche nel Movimento 5 stelle – a chiedersi quale possa essere il punto di caduta del caso ‘Russiagate’. E l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti a chi chiedeva lumi raccontava sempre la stessa versione: “Conte cadrà a gennaio. Appena si aprirà la campagna elettorale in America i democratici proveranno ad incastrarlo. I grandi giornali statunitensi faranno uscire tutto. Verrà alla luce qualsiasi cosa”.

“Conte puo’ andare quando vuole – attacca Matteo Salvini – la sua parabola la vedo bella che finita. È confuso”. Nella maggioranza – già scossa stamattina per il voto sul filo di lana riguardo alla nota di aggiornamento al Def, con M5s alle prese con la vicenda delle elezioni dei capigruppo (simbolica una immagine nel pomeriggio fuori il Transatlantico, con un gruppo schierato da una parte e l’altro dall’altra) – ci si augura che le ‘carte americane’ non svelino nulla di compromettente. “L’importante però è che si ridia serenità alle istituzioni”, il ragionamento anche di un ‘big’ del Pd. Dem e M5s sono pronti a rintuzzare gli attacchi dell’opposizione e lo stesso Conte in questi giorni ha rimarcato come i vertici dei Servizi non abbiano commesso alcuna anomalia.

Verso l’audizione di Conte

Martedì al Copasir nell’ufficio di presidenza si deciderà il calendario dei lavori e si avvierà l’iter per audire il premier Conte. Palazzo Chigi ha deciso di mantenere una linea istituzionale, è nell’organismo presieduto dal leghista Volpi che si chiarirà il caso dei contatti americani. Il partito di via Bellerio punta però a logorare l’immagine del premier, c’è chi vorrebbe che si aspettasse ancora del tempo prima di sentire cosa ha da dire il Capo dell’esecutivo. Ma Conte, oltre a congratularsi con il successore di Guerini al Copasir, ha fatto capire di avere fretta di fornire la propria versione. Per mettere a tacere le polemiche e sgonfiare un caso che a palazzo Chigi considerano un polverone mediatico.

“Mi sono congratulato per lettera con il presidente del Copasir e ho detto che sono a disposizione per concordare un incontro e per riferire ai sensi dell’articolo 33” della legge di riforma dei servizi “la relazione semestrale”, ha puntualizzato Conte ai microfoni del Tg3. Intanto non c’è alcun commento negli ambienti dell’intelligence, semmai stupore per quelle che vengono definite ricostruzioni fantasiose di alcuni media. Che in assenza di notizie ricostruiscono – questa la tesi – la loro parte di verità.

Tutto è come sospeso in attesa dell’audizione di Conte di fronte al ‘nuovo’ Copasir: dopo, da parte del premier dovrebbero esserci dei ‘chiarimenti’ anche pubblici e sarà un’ulteriore prova della correttezza dell’operato dei Servizi, sottoposto come accade in pochi altri Paesi ad un controllo parlamentare. Sul ‘totonomi’ per un eventuale ricambio dei vertici, si fa notare che le nomine di quelli attuali sono ancora ‘fresche’: Parente, in scadenza, era stato confermato alla direzione dell’Aisi nel luglio 2018, mentre le nomine di Vecchione per il Dis e Carta per l’Aise sono del novembre scorso. Naturalmente si tratta di vertici espressione di un equilibrio di governo diverso dall’attuale, com’è prassi del resto non solo per i servizi.

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