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Taglio dei parlamentari: la maggioranza serra i ranghi per evitare sgambetti

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

I giallorossi serrano i ranghi in vista del primo vero, e determinante per le sorti del governo stesso, voto parlamentare. L’imperativo è nessuna assenza, no a defezioni e assenze strategiche che possano mettere a repentaglio la tenuta della maggioranza e, soprattutto, il via libera definitivo al taglio dei parlamentari.

Non che manchino i critici e i malumori all’interno delle forze che sostengono l’esecutivo, compreso il Movimento 5 stelle. Ma la partita in gioco è troppo “importante”, ripetono nel Pd, Iv, M5s e Leu, da poter consentire incidenti in Aula. Domani dopo pranzo la Camera sarà chiamata a votare la riforma bandiera dei 5 stelle che taglia il numero dei parlamentari: in assenza di sorprese dell’ultimo minuto, il via libera finale dovrebbe arrivare con numeri ‘bulgari’, che sfiorano i 620 si’.

Un via libera che la maggioranza ‘blinda’ con il patto sull’intero pacchetto di riforme, che andranno a controbilanciare gli effetti del taglio degli eletti. Dalla legge elettorale, con l’impegno a presentare una proposta di riforma entro il mese di dicembre – anche se nessun accenno viene fatto sul modello e qui le distanze, soprattutto nel Pd, restano grandi – fino all’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo di Camera e Senato, passando per la riforma dei regolamenti Parlamentari e una modifica dell’elezione ora su base regionale del Senato.

Insomma, le garanzie e i ‘contrappesi’ chiesti da Pd e Leu in sede di trattativa per dar vita al Conte II e a cui hanno aderito anche i renziani di Iv. Garanzie, tuttavia, per ora solo sulla carta. E che non mettono al riparo da future fibrillazioni, soprattutto sulla riforma del sistema di voto. Ma oggi l’importante è mostrare compattezza: “Le garanzie ci sono tutte”, scandisce il capogruppo dem Graziano Delrio, quindi il taglio dei parlamentari si può votare.

Anche i renziani garantiscono “massima compattezza”, assicura Maria Elena Boschi. E i 5 stelle non nascondono la soddisfazione: “Sono molto soddisfatto dell’accordo”, l’intesa raggiunta e messa nero su bianco in un documento sottoscritto da tutti i capigruppo “è un passo importante per la legislatura”, afferma il ministro Federico D’Incà. Certo, qualche voto in meno tra le file della maggioranza è atteso, ma “niente di preoccupante”, minimizzano fonti parlamentari.

Per il via libera finale serve la maggioranza assoluta e i giallorossi da soli possono contare sulla carta su 344 voti. Numeri che, quindi, non fanno sorgere eccessive preoccupazioni, anche se dovessero esserci alcuni malpancisti. Il limite massimo della soglia di sicurezza è di 20 ‘defezioni’. Oltre questi numeri, viene osservato, potrebbe scattare l’allarme. Ma ai voti della maggioranza dovrebbero sommarsi anche almeno una decina di voti del Misto.

E quelli del centrodestra, senza che questi diventino determinanti. FI, FdI e Lega, però, potrebbero approfittarne: se ci dovessimo rendere conto, viene spiegato, che domani alla maggioranza dovessero mancare molti voti, noi non voteremo la riforma, così da impedirne l’approvazione finale. Ma i numeri non lasciano molti margini d’azione – e speranze – al centrodestra. Dunque, se tutte le forze politiche che hanno annunciato il voto favorevole confermeranno domani il sì definitivo, l’ok finale al taglio dei parlamentari passerà con oltre 600 voti.

Durante la discussione generale, che si è svolta oggi nell’Aula della Camera, hanno infatti confermato il voto favorevole le forze di maggioranza che sostengono il governo: M5s (216 deputati), Pd (89 deputati), Leu (13 deputati) e Italia viva (26 deputati), per un totale di 344 sì. Ai voti favorevoli della maggioranza, sempre stando alle dichiarazioni ufficiali fatte oggi in Aula, si aggiungeranno i sì di Forza Italia (99 deputati) e Fratelli d’Italia (34 deputati), per un totale di 133 sì che, sommati ai voti della maggioranza, innalzano a 477 l’asticella.

Resta un margine di incognita su cosa farà la Lega, visto che oggi i deputati leghisti hanno nuovamente disertato i lavori sempre per protesta contro l’assegnazione del reddito di cittadinanza all’ex brigatista Saraceni. Ma se si deve tener fede a quanto detto, anche ieri, dal leader Matteo Salvini, la Lega – che finora nelle tre votazioni precedenti ha sempre dato l’ok alla riforma – non dovrebbe far mancare i suoi voti favorevoli: se così fosse, i sì salirebbero a quota 601. Numeri a cui potrebbero aggiungersi i voti favorevoli di alcuni deputati del gruppo Misto (i 6 deputati totiani, i 3 del Maie, e i 4 deputati delle Minoranze). Al momento, l’unica forza politica che ha annunciato ufficialmente il voto contrario e’ +Europa, che alla Camera conta 3 deputati.

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