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"Salvini si è fatto fagocitare dal rito romano", dice Maroni 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

“Salvini si è fatto fagocitare dal rito romano. Mi ha ricordato il Bersani post voto del 2013”. In un colloquio con Il Fatto Quotidiano, Roberto Maroni, due volte ministro dell’Interno, poi ministro del Lavoro, ex segretario della Lega subito dopo Umberto Bossi ed ex Governatore della Lombardia, sostiene che dopo l’8 agosto Matteo Salvini “ha concesso sette giorni e sette notti a Giuseppe Conte, ma in politica in una settimana può succedere di tutto”, cosicché una volta annunciata la sfiducia al premier “avrebbe dovuto ritirare la delegazione dei ministri, così da obbligare il presidente del Consiglio a presentarsi subito dimissionario al Quirinale”. Invece? Invece Salvini “ha voluto attendere la famosa seduta in Senato del 20 agosto, dando tempo al sistema di riorganizzarsi et voilà: un’altra maggioranza si era già formata”.

Insomma, il leader leghista per Maroni “ha cincischiato, temporeggiato, si è mosso lentamente e senza un piano B, fidandosi di Zingaretti e di chissà chi altri, ma in politica la situazione è cangiante per definizione. Mi ha ricordato il Bersani post voto del 2013. È stato indeciso pure sul commissario europeo: avrebbe dovuto scegliere subito, magari Luca Zaia”, fa notare Maroni. Ciò che fa dire al già due volte ministro al Viminale, che forse “nella libreria di Matteo Salvini manca Sun Tsu. ‘Sii veloce come il vento, immobile come una montagna, rapido come il tuono…’. Se avesse letto L’arte della guerra (tra l’altro uno dei testi preferiti di Massimo D’Alema, ndr ) forse ora il governo giallorosso non esisterebbe…”, chiosa Maroni.

Dopo di che Salvini, riconosce Maroni, “ha avuto il merito di portare la Lega ai suoi massimi storici, ma in questo caso ha dimostrato scarse capacità di leadership . Io l’ho sentito alla fine di luglio, poi deve essere successo qualcosa, un black out: c’è stata un’auto esaltazione e ha ceduto alle pressioni per rompere. Ma un leader deve ascoltare tutti e decidere da solo”. Cos’, alla fin fine, anche Salvini è “come Umberto Bossi”. Meglio, come l’Umberto Bossi che, nel 1994 quando “dopo nemmeno un anno di governo, decise di far cadere Berlusconi: fu un’a zi on e fulminea che non lasciò scampo al Cavaliere. E arrivò il governo Dini…” , ricorda Maroni, che a quella rottura era contrario. Mentre lui stesso dopo le Europee aveva consigliato a Salvini “di andare all’incasso con un rimpasto di governo per prendersi Economia e Infrastrutture, per poi votare nella primavera del 2020 dopo aver portato a casa autonomia e taglio dei parlamentari. Avrebbe vinto sul velluto”.

Invece ora il rischio è che “non si andrà a votare prima dell’elezione del capo dello Stato”. Tantopiù, spiega Maroni, che se il governo rossogiallo dovesse imbroccare due o tre cose, “a partire da una gestione meno emergenziale del fenomeno migratorio, il consenso della Lega potrebbe iniziare a erodersi. E l’alleanza 5 Stelle-Pd complica il quadro anche nelle Regioni. Salvini dovrà tornare a fare i conti con Berlusconi, che lui in questi mesi ha tentato di distruggere, ma il futuro del centrodestra dipenderà anche dall’operazione centrista di Renzi…” Per altro, per Maroni, Lamorgese è “ottima” annota il redattore che colloquia con l’ex Governatore.

In conclusione, per Maroni Salvini è stato dunque un “ingenuo” e ora “tutto si rimette in gioco”. A partire da Berlusconi, Meloni, Salvini, Grillo, Zingaretti, Di Maio, Renzi. “Tra nomine, riforme e Quirinale, la partita sarà interessante”, dice Maroni, “l’importante è avere le armi per combattere”. E si lascia andare ad una citazione del Presidente Mao: “Grande la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente…”.

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