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La "mina" Renzi rischia di esplodere sull'asse M5s-Pd

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Una sferzata al Partito Democratico, una carezza al Movimento 5 Stelle. Una strategia, quella adottata da Matteo Renzi, per scardinare l’asse tra i due partiti e accreditarsi come azionista di maggioranza al posto dei dem. E quello che fino a qualche giorno fa era un sospetto che circolava tra i parlamentari Pd, ora sembra aver trovato conferma nell’intervista-manifesto rilasciata dal senatore di Rignano.

Quattro lunghe pagine fitte di prese di distanza dal Pd e di aperture a Luigi Di Maio che, in passato, Renzi ha definito a più riprese un “cialtrone” e che oggi diventa un uomo “saggio”. Addirittura, il reddito di cittadinanza – bollato in passato come una misura che favorisce la disoccupazione – diventa “una misura che c’è” e “non si può eliminare”. Al più si può “aiutare la parte positiva del ‘lavoro di cittadinanza’ che deve essere implementata. Che non ci sia soltanto il sussidio ma che venga valorizzata anche la parte che riguarda la ricerca del lavoro”.

E perché il messaggio arrivi più forte, Renzi sottolinea che fra Alfonso Bonafede e Andrea Orlando, in fatto di giustizia, lui sceglie il primo, il pentastellato e non il suo ex guardasigilli al tempo in cui era premier e segretario del Pd.

Parole che arrivano al termine di una nottata di confronto duro a Palazzo Chigi. E, stando a quanto riferito, le tensioni hanno percorso non tanto l’asse Pd-M5s, quanto quello Pd-Italia Viva, con i primi a voler inserire nella cornice della manovra l’aumento degli stipendi (attraverso il taglio del cuneo fiscale) e i secondi ad opporsi, sostenendo che la misura avrebbe portato all’aumento dell’Iva. Rischio che sembra scongiurato, a leggere le parole del presidente del Consiglio sulle coperture.

Ma l’affondo renziano arriva dritto al cuore del Pd, tanto che è Dario Franceschini, capo delegazione dei ministri dem, a rispondere con durezza: “La smania quotidiana di visibilità logora i governi. Già visto tutto. Si inventano litigi sull’Iva, quando nessuno vuole aumentarla, solo per avere qualche riflettore acceso. Il Pd sceglie la serietà e si impegna sul cuneo fiscale per aumentare gli stipendi”.

Noi di #ItaliaViva siamo felici di essere una squadra e non passiamo il tempo a cercare di attaccare il compagno di partito. Non viviamo di correnti e di fuoco amico. Poi, certo, col PD ci sono delle differenze programmatiche, di contenuto. #RenziFoglio https://t.co/e3aAhZCM9Y

— Matteo Renzi (@matteorenzi)
September 30, 2019

Contemporaneamente all’operazione per indebolire l’asse Pd-M5s, Renzi porta avanti quello per strutturare il suo partito. Alla Leopolda sarà presentato il simbolo, “una bomba” a sentire l’ex premier. Ma soprattutto potrebbero essere annunciati nuovi ingressi, forse provenienti dal Pd.

Una fonte renziana di alto rango, interpellata a questo proposito, ammette che “sì, qualcosa succederà”. D’altra parte, lo stesso Renzi aveva annunciato che i gruppi di Italia Viva sarebbero arrivati a contare una cinquantina di parlamentari. Sui nomi, invece, il riserbo è massimo: “Quando le reti arrivano sulla barca, si vede cosa c’è dentro”, viene spiegato con una frase degna del miglior Vujadin Boskov

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