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Google nel mirino dell'Antitrust USA per l'uso del protocollo DNS-over-HTTPS

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Google ha confermato all'inizio del mese che inizierà a sperimentare il protocollo Internet DNS-over-HTTPS (DoH) a partire dalla versione 78 di Chrome prevista per ottobre. L'annuncio non è risultato gradito alle autorità statunitensi che hanno avviato indagini per stabilire se l'impiego del DoH da parte della casa di Mountain View possa in qualche modo alterare le regole della concorrenza. Nello specifico, gli ispettori dell'Autorità Antitrust del Congresso hanno inviato a Google il 13 settembre scorso una richiesta di informazioni sulla volontà di adottare o promuovere l'adozione del protocollo.

Per comprendere su cosa si basano i timori delle autorità è utile ricordare cosa è e come funziona il protocollo di cui si discute. Solitamente, quando si digita un indirizzo web o il nome di un dominio nella barra degli indirizzi, il browser invia una richiesta tramite Internet per cercare l'indirizzo IP (quello composto da una sequenza di numeri, per intenderci, es. 151.101.242.49). Ad occuparsi di questa ''traduzione'' del nome in indirizzo IP è il DNS (Domain Name System) un servizio gestito da appositi fornitori che fa viaggiare in chiaro (tramite porta 53), ovvero senza alcuna crittografia, la sopraccitata richiesta. Usando il protocollo DoH, invece la richiesta viene inviata attraverso una connessione HTTPS crittografata (tramite porta 443).

L'implicazione immediata è che il DoH è un protocollo più sicuro, perché i dati sono crittografati: non vi possono accedere quindi nemmeno gli Internet Service Provider, ai quali è preclusa di conseguenza anche l'attività di raccolta e vendita di informazioni personali legate alla navigazione in rete. La disparità di trattamento potrebbe venirsi quindi a creare tra chi può gestire tali informazioni adottando il protocollo DoH e chi non lo può fare. Se il primo coincide con Google e il browser è il popolarissimo Chrome, è facile intuire che l'ipotesi susciti i legittimi timori dell'Antitrust USA. Dal canto suo l'azienda si difende:


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