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Come i social possono influenzare il voto politico

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Il flusso di informazioni nei social network può essere manipolato a tal punto da alterare la percezione del voto politico tra i membri di una comunità virtuale. Così da alterare i risultati elettorali (anche quelli reali). A rivelarlo è lo studio di un gruppo di ricercatori americani coordinato da Alexander J. Stewart dell’università di Houston. La democrazia richiede un elettorato informato. Tuttavia, le moderne tecnologie stanno modificando il modo in cui l’informazione circola nella società. E questo ha ricadute proprio sui processi democratici.

Un gruppo di ricercatori americani (Stewart e altri) si è servito di modelli computazionali per scoprire, sperimentando un gioco online, un meccanismo virtuale che ostacola la democrazia. A minarla può contribuire il cosiddetto “digital gerrymandering”, cioè la presentazione selettiva dell’informazione, da parte di un intermediario, finalizzata a promuovere i propri interessi, piuttosto che quelli del destinatario del messaggio.

L’esperimento

La rete può contribuire a virare il voto politico degli utenti verso una direzione o l’altra. Il gruppo di ricerca dell’Università di Houston ha voluto fare luce su questo fenomeno. L’esperimento di gioco online ha coinvolto 2.520 utenti divisi in due “squadre” (viola e gialla) o, meglio, due partiti. La scena creata è un gioco matematico, a tempo, che premia i partiti in base a due differenti criteri.

Ciascun partecipante può votare per il proprio gruppo o per l’altro e tendenzialmente è incentivato a votare quello di riferimento. Tuttavia deve tenere conto anche dei voti e del comportamento degli altri membri: la direzione del voto non è scontata. Il gioco, infatti, premia il partito che vince con almeno il 60% delle preferenze. Il gruppo che strappa la vittoria all’altro s’intasca due dollari per ogni membro.

Se, però, i componenti di un gruppo si convincono che la loro squadra non avrà mai i numeri necessari a vincere, potrebbero accordarsi e votare gli avversari: in questo caso, se dovesse vincere quel gruppo, ottenendo almeno 6 voti su 10, la squadra perdente si aggiudicherà comunque un premio: 50 centesimi ad ognuno. Se invece nessuno dei due partiti raggiungerà il “quorum”, il gioco non elargirà nessun tipo di premio.

Questo gioco strategico permette di capire il ruolo che il “dubbio” ha in una situazione come questa. L’incertezza, infatti, può influenzare il risultato “elettorale” finale. I componenti della squadra che si dà per perdente saranno condizionati e quindi spinti a votare per l’altro gruppo pur di ricevere un premio (anche se più basso).

Ma c’è un tranello

I giocatori hanno, dunque, un incentivo a trovare un compromesso in modo da portare una squadra a vincere con almeno il 60% dei consensi. C’è, però, un tranello: i partecipanti possono comunicare solo con altri cinque giocatori alla volta. Ciascuno di loro potrebbe, ad esempio, capire come due dei propri compagni di squadra e tre della squadra avversaria intendano votare. Oppure quattro della propria squadra e uno dell’altro gruppo.

Il risultato? A seconda degli utenti con cui i giocatori comunicheranno, potranno avere un’impressione diversa di ciò che, probabilmente, accadrà. Di conseguenza prenderanno decisioni, tra loro, diverse.

Lo studio del “gerrymandering”

I ricercatori si sono focalizzati sul fenomeno del “gerrymandering” (cioè dell’alterazione dell’informazione) nell’ambito dei social network. L’ origine di questa parola inglese non è così recente. Viene ideata da Elbridge Gerry, ex governatore del Massachussets, che più di due secoli fa inventa un metodo per alterare i confini dei collegi elettorali. Gerry scopre che attraverso la manipolazione dell’informazione è possibile aggregare in modo esponenziale gli elettori favorevoli al proprio partito, cercando di mettere in minoranza quello avversario.

Conclusione

“Quando un gruppo può utilizzare la rete per convincere il maggior numero possibile di membri della propria squadra che per loro è necessario fare un compromesso, questo “partito” ha un vantaggio enorme”, commenta Stewart

I ricercatori hanno potuto dimostrare che le decisioni dei partecipanti virtuali, e quindi dei potenziali elettori reali, molto dipendono dai feedback ricevuti. Nel gioco “strategico” anche pochi voti in più, da una parte o dall’altra, possono fare la differenza. “La nostra – conclude Stewart – è un’analisi che fornisce una prova della vulnerabilità dei processi decisionali collettivi rispetto alla distorsione sistematica dei messaggi attraverso il passaggio di informazioni limitate”.

Disponibile qui lo studio dell’Università di Houston

 

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