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L’entusiasmo adrenalinico che sostiene i tifosi: ma ora rimettiamo i piedi a terra

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Il record di abbonamenti in serie D è stato superato e questo traguardo raggiunto dalla società è diventato improvvisamente, fra i tifosi, un nuovo argomento di discussione e addirittura, in alcuni casi, di divisione, dato che non tutti danno la stessa importanza a questo risultato. Dal punto di vista razionale non si è davanti a un evento fenomenale o eclatante ma certamente inaspettato si, almeno per la maggior parte degli addetti ai lavori e dei tifosi.

Io stessa, al momento della presentazione della nuova proprietà, avevo ipotizzato non più di 5.000 sottoscrizioni e già mi sembravano molte, rispetto alle due annate precedenti, che avevano visto un Barbera desolato, quasi trasformato a teatro di provincia, a causa delle presenza di poche migliaia di spettatori.

Tuttavia questo è un dato che non va enfatizzato perché i record da inseguire e raggiungere sono ben altri e riguardano: la conquista della vetta della classifica nel più breve tempo possibile, il numero di gol fatti, la vittoria della classifica di capocannoniere e la veloce risalita della squadra nella massima serie nell’arco minimo temporale di tre anni.

Allora perché questo entusiasmo? E’ davvero il frutto di un’abile campagna di marketing da parte della nuova società che ha, giustamente, scosso le anime atrofizzate dei tifosi per le delusioni e umiliazioni subite, facendo leva sul sentimento di appartenenza simbolicamente rappresentato dall’aquila? Penso che la verità stia in mezzo, come quasi sempre succede. La campagna abbonamenti è stata impeccabile ma è pur vero che non può da sola spiegare l’esaltazione di migliaia di tifosi, alcuni dei quali hanno addirittura festeggiato, con tanto di brindisi, il raggiungimento del record di abbonati che in fondo, in rapporto alle dimensioni della città, non è oggettivamente così impressionante.

L’altra vera ragione di questo ardore è da ricercarsi, penso, nella condizione psicologica del tifoso palermitano che, per dirla in parole povere, non aspettava altro. In sostanza i tifosi erano per così dire “predisposti” e pronti a gioire per un qualsiasi motivo con carattere di “novità” rispetto alla gestione precedente. E così la maglia con il nuovo logo dell’aquila ricamata, le vecchie glorie che giocano con la panza, la targhetta nel seggiolino e il record di abbonati, sono diventati elementi che hanno riacceso l’entusiasmo perso negli ultimi anni ma nascosto nel fondo dell’anima di ogni tifoso e pronto a riemergere alla prima occasione.

Del resto il tifo, per sua natura, deve essere sostenuto da adrenalinico entusiasmo e da primordiale eccitazione ed è per questo che il tifoso lo cerca in ogni cosa e in ogni situazione, anche senza esserne cosciente. Adesso però poggiamo i piedi per terra e facciamo riposare questa povera aquila riportandola alla realtà del campionato di serie D e, nell’immediato, alla partita in casa contro il Marina di Ragusa, località finora nota, più che altro, per le riprese televisive del Commissario Montalbano.

Nulla sarà facile e scontato perché per vincere questo campionato occorrono non soltanto dei bravi giocatori e un buon allenatore ma anche e soprattutto la giusta mentalità. E poi si sa che noi tifosi palermitani siamo destinati a soffrire. Tuttavia la strada verso il successo è spianata e noi aiuteremo l’aquila a riprendere il volo sognato.

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