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"Italia Viva ha una scadenza breve, come lo yogurt". Prodi boccia Renzi 

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Italia viva? “Bellissimo nome. Un mio amico lo propose per uno yogurt forse per via dei fermenti vivi. Il problema è che lo yogurt ha una scadenza ravvicinata e questo per un partito può essere un problema”. Cosi’ l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, in un’intervista a Repubblica, commenta la nascita del nuovo partito di Matteo Renzi.

E’ un caso di personalismo? “Il personalismo si fa strada in tutti i partiti ed è una tendenza mondiale” osserva Prodi anche se aggiunge: “Oggi però i personalismi sono ancora più esasperati fino a rischiare il ridicolo”. E mette in guardia: “Attenzione, che i partiti personali funzionano la prima volta. Ripeterli crea problemi. Questo vale per tutti, per Renzi e forse anche per Salvini”. 

“La sua uscita” dal Pd “era assolutamente prevedibile – sottolinea – ma ugualmente inspiegabile nei tempi. Non si può operare per costruire un governo e immediatamente mettere un’ipoteca sullo stesso governo”. Anche se sulla tenuta del governo Conte II sostiene che “la scelta di Renzi ha meno importanza di quella che si attribuisce. Adesso il suo eventuale distacco dal governo – dice Prodi – sarebbe palese e quindi lo pagherebbe più di prima”.

Il Pd ha ancora un futuro? “Sì, se ritrova la sua anima – risponde – un’anima di sinistra ma soprattutto un’anima riformista”. Aggiungendo che “il problema non e’ il ritorno delle bandiere rosse: qualcuna che sventola ancora c’è, ma si è perso lo stampatore. Le differenze però si acuiscono sempre più. Ecco perché al centro va messa la questione della giustizia fiscale”.

Mentre su Italia Vica, aggiunge ancora: “Mi ha molto colpito l’intervista di Renzi che annunciava la sua uscita e come programma usava una sola parola: futuro. Un programma che potrei ripetere anche io che ho compiuto 80 anni perché va bene sempre, per tutti. E non dice niente”.

E’ particolarmente duro nei confronti di Renzi… “Si’ – risponde ancora Prodi – perché nei partiti è obbligatorio saper stare in minoranza e confrontarsi continuamente nelle sedi appropriate anche quando si perde. Rifugiarsi alla Leopolda non sostituisce il confronto di un congresso aperto a tutte le tesi”. 

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