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Facebook svela i piani per la sua commissione di vigilanza: attiva da novembre 2020

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: HI-TECH

Facebook ha annunciato la propria commissione di vigilanza interna. Sarà completamente indipendente dal resto dell'azienda, e avrà l'ultima parola su ogni decisione. È soprannominata "la Corte Suprema", in riferimento al massimo organo giuridico degli Stati Uniti, ma il suo nome ufficiale è Oversight Board: avrà il compito di rivedere tutti gli appelli richiesti da utenti che ritengono di aver subìto una rimozione ingiusta dei contenuti pubblicati; dovrà anche esaminare i casi segnalati da dipendenti interni di Facebook.

Mark Zuckerberg aveva iniziato a parlare di questa commissione lo scorso novembre. Facebook prevede di finire di assumere tutto il personale previsto (40 membri in tutto, "probabilmente"; al momento ce ne sono 11) entro la fine dell'anno, e di renderla completamente operativa entro novembre 2020. Ogni membro della commissione non potrà lavorare per più di tre mandati triennali – quindi massimo 9 anni. Il lavoro sarà part-time, anche se ci saranno alcuni dipendenti che lavoreranno a tempo pieno per una prima scrematura dei casi da sottoporre a revisione. I nomi dei membri della commissione saranno pubblici, così come ogni decisione che prenderanno (potrebbero esserci eccezioni in caso di rischi per l'incolumità).

Zuckerberg dice che la Commissione si dedicherà a non più di qualche decina di caso l'anno – evidentemente i più importanti, delicati e con le implicazioni più profonde (pensiamo per esempio alle accuse della Russia di interferenze nelle ultime elezioni, o alle polemiche scaturite durante le proteste a Hong Kong) -, e che le sue decisioni saranno sempre rispettate anche se tutti gli altri, Zuckerberg stesso compreso, non risultassero d'accordo. In molti, tuttavia, si chiedono cosa significhi davvero "indipendente": i membri della commissione non saranno pagati da Facebook, ma da un fondo di proprietà di Facebook stessa; e, almeno inizialmente, saranno anche scelti dai dirigenti del social. Esiste poi il grosso problema di essere un'entità globale, che cerca di applicare regole comuni a un bacino di utenza estremamente diversificato: "ciò che è tabù o addirittura illegale in una nazione può essere normale o addirittura incoraggiato in un'altra", come dice TechCrunch.


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