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S. Rosalia più forte di San Tommaso: ma il miracolo è un altro…

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Tifosi Palermo

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Palermo San Tommaso
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Santa Rosalia ha battuto San Tommaso 3 a 2. Questa battuta, trovata su un social, sintetizza perfettamente la partita di esordio in casa del Palermo in serie D, perché solo la presenza di due Santi può spiegare il miracolo avvenuto domenica allo stadio e, naturalmente, nel cuore dei tifosi rosanero.

Già all’ingresso sembrava di tornare indietro nel tempo: lunghe file ai tornelli, bandiere colorate, capannelli di persone allegre e festanti, al posto dei silenzi degli ultimi due anni, simili più a funerali che non a manifestazioni sportive.

All’interno del Barbera abbracci e vasate fra amici che non si vedevano da tempo, foto di gruppi, euforia da Champion League e curva nord con coreografia strepitosa. Tantissimi i bambini presenti, ora di nuovo con maglia rosanero, e pronti ad esultare sulle spalle dei loro papà per un gol di Ricciardo (che ha sempre giocato fra i dilettanti) e non di Cristiano Ronaldo.

La domenica dei miracoli non la dimenticherò facilmente perché ha il sapore delle partite della mia infanzia, viste sui gradoni di pietra della Favorita, con mio padre emozionato. Perché il boato al primo gol del Palermo mi ha procurato la stessa emozione del gol di Brienza contro la Juventus nel 2005. Perché ha ricompattato gli amici tifosi, divisi da opinioni differenti, ma egualmente vittime di un disastro calcistico che incombeva lentamente e a tradimento su tutti. Perché è stata la domenica della rinascita del Palermo e della città intera !

Non importa se ancora tutti non hanno imparato l’inno a memoria, ma si è cantato insieme e ci siamo abbracciati contenti di potere condividere un’identica passione. Lo stadio, dopo tanti anni, lo abbiamo sentito nostro e lo è per davvero, almeno per noi abbonati, perché il nostro nome figura sotto il seggiolino e la maglia nera con il nuovo logo, omaggio della nuova proprietà, ci accomuna senza distinzioni nel segno di un unico amore, quello per l’aquila, simbolo delle nostre radici.

La foto con il presidente in gradinata, per molti e me compresa, ha chiuso una giornata di festa non troppo esaltante dal punto vista strettamente calcistico ma dal punto di vista umano certamente si. L’importante è avere vinto e avere fatto emozionare tutti e perfino i giovani calciatori avversari che, al termine della partita, hanno applaudito il pubblico, che naturalmente ha ricambiato.

Ora sulle ali di questo entusiasmo si deve volare verso la conquista del campionato. Uniti ce la faremo, nessuno potrà farci più paura e torneremo grandi. L’aquila ferita è guarita, è tornata a volare e nessuno potrà più fermarla.

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