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Il ministro Boccia ha spiegato perché il governo ha impugnato la legge sull'immigrazione del Friuli V. G.

Pubblicato su INFORMAZIONE 24 in: POLITICA

Dice che la sua volontà è quella di “riappacificare il Paese”. Ma il suo primo giorno da ministro delle Autonomie è stato un attacco durissimo alla Regione Friuli Venezia Giulia, impugnando una legge sull’immigrazione ritenuta discriminatoria. Ciò che ha mandato su tutte le furie prima di tutto Matteo Salvini (“Vergogna assoluta, traditori”) in seconda battuta il governatore Massimiliano Fedriga (“Il governo dell’immigrazione selvaggia”).

In un’intervista all’edizione cartacea del Corriere della Sera il neoministro fresco di giuramento, il pd Francesco Boccia, dice però che si tratta di “un atto dovuto” per una “legge scritta male, con deroghe sui prati, sull’urbanistica” che “violava una serie di altre norme” e che lo stesso Fedriga “per sua stessa ammissione ha chiesto di migliorarla”. 

Boccia garantisce che non ha alcuna intenzione di cambiare le regole sull’immigrazione e che aver impugnato la legge del Friuli non va in questa direzione, e se ha deciso di impugnarla proprio il primo giorno di governo, al primo Consiglio dei ministri appena aver giurato, lo ha fatto solo perché “l’istruttoria era già stata preparata dagli uffici che sono politicamente incolori. E scadeva in giornata”. Non c’è altro su questo punto, quindi, “se non avessimo impugnato la legge, avremmo rischiato una legge incostituzionale” precisa in un’altra intervista a Il Messaggero. 

 

Da qui il neo-ministro affronta poi il tema dell’autonomia regionale affermando di aver “grande rispetto per il referendum ”che s’è tenuto” in Veneto e Lombardia con l’Emilia Romagna, ma dalle prime bozze visionate, “quel modello di ripartizione dei fondi su base regionale aumentava le disparità. Aveva una visione ‘lavoro-guadagno-pago-pretendo’. I livelli erano scomparsi”.

E poi, aggiunge il ministro, “l’attuazione della Costituzione va fatta garantendo a tutti, indipendentemente da ceto e censo, adeguati livelli essenziali di prestazione”. Poi garantisce di andare subito “ad ascoltare di andare i presidenti delle Regioni” che hanno promosso i referendum e poi anche “tutti gli altri” dice al Corriere.

Al quotidiano della Capitale, Boccia concede invece qualche battuta su Roma. Il Messaggero obietta che Roma è la grande dimenticata del Conte bis e Boccia risponde che “Roma non è mai stata una città come le altre” perché “ha una legislazione diversa” e, promette, che ci sarà sicuramente un modo “per affrontare il nodo Roma”.

In che modo? “Con poteri e risorse” risponde il titolare del dicastero delle Autonomie, “poteri da Capitale e risorse adeguate” e il modello cui guardare può essere quello “adottato da Berlino”. Ma aver impugnato la legge friulana non è un assist a Salvini? “Nessun assist” dice Boccia, sicuro del fatto suo. L’errore lo ha invece ammesso lo stesso Fedriga “in una lettera che è agli atti”. 

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